Intorno alla tomba del conte Giovanni Sanseverino nella chiesa di San Giovanni in Parco
«Colui le cui ceneri vedi qui vicino [è] Giovanni, Conte di San Severino, nato dalla stirpe dei Sanseverino. Il Principe di Salerno, [suo figlio Roberto, per lui] consacrò questo palazzo come tempio sacro a San Giovanni e, avendo ceduto l'annesso monastero al Signore, vi acquistò per lui [il padre Giovanni] un più felice palazzo celeste, dove vivrà in eterno. I padri del convento, con pio affetto, riconoscenti posero nell'anno del Signore 1466».




I documenti d'archivio, le testimonianze degli anziani risalenti ai loro nonni e la stessa struttura di S. Croce attestano concordemente che S. Croce è stata probabilmente fin dalla fondazione - una chiesetta con annesso un romitorio o romitaggio. La chiesetta è legata alla presenza di un eremita. Negli atti della visita pastorale del 1654 è scritto chiaramente: "adsuni duo cellae prò habitatione heremitae ". E difatti, nel piano superiore al vano-chiesa, ci sono ancora due piccole stanze, una delle quali era adibita a cucina, con tanto di focolare. Di fianco alla scala di accesso si notano ambienti (chiamati in un documento “bassicelii”), che servivano da fienile e da stalla.
Nel marzo del 1282, l'assetto politico del Mezzogiorno d'Italia fu profondamente scosso dallo scoppio della Guerra del Vespro. Tale evento costrinse il re Carlo I d'Angiò a richiamare i suoi più autorevoli cavalieri; tra questi figurava il conte Ruggero II di San Severino, allora in Terrasanta con la prestigiosa carica di vicario del Regno di Gerusalemme. Per rendere omaggio al sovrano, il nobile condottiero portò con sé alcune reliquie di straordinario valore spirituale e storico: una preziosa icona bizantina raffigurante la Vergine col Bambino — tradizionalmente attribuita a San Luca Evangelista — e due idrie in pietra idrofora o alabastro.
Nella cappellina dedicata al Santo, all'interno della chiesetta di San Michele a Morfisa in Napoli, il Dottore Angelico, ormai provato dalle precarie condizioni fisiche, era intento a celebrare messa. Mentre pregava innanzi al Crocifisso duecentesco di scuola campana, fu colto da una delle sue celebri esperienze mistiche, la quale lo convinse a porre fine alla stesura della sua opera massima: la Summa Theologiae. Nella Ystoria sancti Thomae de Aquino, il da Tocco — spesosi nell'istruire e portare a compimento il processo di canonizzazione dell'Aquinate — narra che durante tale estasi il Cristo rivolse a Tommaso la frase: “Bene scripsisti de me, Thoma; quam mercedem accipies?”. Egli allora rispose che non avrebbe desiderato altro che il Signore stesso.
Ci sono storie che attraversano il tempo con la forza di un esempio, e una di queste è quella di Carmine Amato, nato a Sant’Angelo nel 1892 e divenuto simbolo di sacrificio e dedizione durante la Prima Guerra Mondiale. La sua vita, breve ma luminosa, è ancora oggi impressa nella memoria del paese, che gli ha dedicato la strada principale per onorarne il valore. Carmine parti come allievo ufficiale il 4 gennaio 1915 e nel luglio seguente divenne sottotenente. Da quel momento iniziò per lui un percorso fatto di sacrifici, marce estenuanti, combattimenti e responsabilità sempre più grandi.
La cappella di San Tommaso, già dell'Adorazione dei Magi, della chiesa di San Giovanni in Parco. In memoria di don Ottavio Caputo. La Chiesa di San Giovanni a Mercato S. Severino, sorge nella località un tempo denominata "lo Parco Sancti Severini", ai piedi dell'imponente castello della famiglia Sanseverino. L'edificio religioso faceva parte del complesso conventuale dei Padri Domenicani — poi soppresso e ancora oggi adibito a sede del Municipio —, custodisce testimonianze artistiche di notevole pregio e valore storico. Si segnala ad esempio uno squisito lavabo in pietra pregiata posto nella sagrestia, recante la data 1770.