Carmine Amato: il giovane eroe di Sant’Angelo che scelse il coraggio alla resa

Carmine Amato: il giovane eroe di Sant’Angelo che scelse il coraggio alla resa

Ci sono storie che attraversano il tempo con la forza di un esempio, e una di queste è quella di Carmine Amato, nato a Sant’Angelo nel 1892 e divenuto simbolo di sacrificio e dedizione durante la Prima Guerra Mondiale. La sua vita, breve ma luminosa, è ancora oggi impressa nella memoria del paese, che gli ha dedicato la strada principale per onorarne il valore. Carmine parti come allievo ufficiale il 4 gennaio 1915 e nel luglio seguente divenne sottotenente. Da quel momento iniziò per lui un percorso fatto di sacrifici, marce estenuanti, combattimenti e responsabilità sempre più grandi.

Carmine proveniva da una famiglia profondamente cristiana e patriottica. Il padre Filippo, annotando con cura ogni evento nel suo diario, descriveva così la partenza del figlio per il fronte, il 5 agosto 1915: «Il caro e adorato figlio parte per la guerra: questa immane guerra che bagna la terra con il sangue dei nostri cari. Mi auguro che il Signore lo faccia ritornare incolume e da eroe».
L’8 Maggio 1916 partì per la guerra anche il fratello Pasquale che in seguito andrà a combattere in Albania. Il 9 Agosto sul fronte dell’Isonzo sostiene un assalto alla baionetta contro gli austriaci per soccorrere la Compagnia del tenente Stanislao Amato di Bracigliano; contribuendo a riconquistare una posizione perduta. Dal novembre 1916 al marzo del 1917 fu a Salerno, per istruire le reclute e formare il 66° Reggimento, e a Macerata per formare il nuovo Reggimento 214. Nel marzo 1917 partì anch’egli per l’Albania, ove soffrì, oltre ai rischi della guerra, caldo e sete. L'8 giugno telegrafava da Bari che era stato richiamato in Patria per rafforzare il fronte sul Trentino. Pochi giorni dopo, il 15 giugno giunse a casa una cartolina dal fronte «Siamo quasi sulla linea del fuoco. Siamo giovani e allegri: fidiamo, pregate per me. Coraggio».

L'ultima lettera è datata 16 giugno 1917: «Adorati miei genitori, viviamo in mezzo al rombo dei cannoni. Non vi allarmate se la posta non vi giunge a tempo; noi andiamo di qua e di là e neanche la posta cammina regolarmente. Fra poco sono sulla linea del fuoco. State sollevati e coraggio. Ho fede in Dio, pregate per me. Baci cari. Aff.mo Carminuccio»

Il giorno seguente, 17 giugno 1917, durante un violento attacco sul monte Le Merle, Carmine guidò il suo plotone all’assalto, «pistola in pugno», come annotò il padre. Una pallottola esplosiva lo colpì alla guancia da distanza ravvicinata. Accanto a lui cadde anche il suo attendente. Prima di morire, affidò al caporale Guarino Ferri di Acquarola un ultimo messaggio: di portare gli ultimi suoi affettuosi baci a tutti i suoi cari.

Il padre Filippo, devastato, scrisse nel diario:  «L'adorato mio figlio Carminuccio è caduto da eroe sulle balze del Trentino, colpito alla guancia da una pallottola esplosiva tiratagli a sette metri di distanza, mentre avanzava, pistola in pugno, alla testa del suo plotone, per conquistare un'altra trincea nemica. Vicino a Lui è caduto pure il suo fedele attendente»

Sempre dal diario del padre leggiamo: «Io desolato padre, la desolata mamma, i fratelli Domenico e Pasquale, la sorella Rosaria maritata ad Andrea Manzi, abbiamo per l'Eroe, defunto a solo 23 anni e 4 mesi, uno strazio tanto grande che non si riesce ad esprimere»

Le solenni esequie furono celebrate il 24 giugno seguente nella chiesa di S. Giovanni. Vi parteciparono 24 sacerdoti e moltissime autorità civili e militari. Tenne il discorso funebre il domenicano di Napoli Pio Ciuti, amico di famiglia. Davanti alla chiesa presero la parola l'avv. Gennarino Giordano a nome del Comune, suo figlio Gennaro per l'Università e il barone Pietro Negri per la Provincia. Il 19 luglio il tenente Carmine Amato fu ufficialmente commemorato nel Consiglio Comunale di Mercato S. Severino; nel 1° anniversario della morta fu murata una lapide ricordo sulla facciata della sua casa natale in Sant'Angelo e in seguito gli fu dedicata la via centrale del paese, che prima era chiamata semplicemente "Provinciale Camerelle"

Il parroco Gennaro De Angelis lo ricordò nel registro dei morti con parole che ancora oggi commuovono: «Carmine Amato, figlio di Filippo, combattendo da prode nella guerra Austro-Ungarica, cadde valorosamente, invocando il nome del Signore, all’età di 23 anni».

Carmine Amato non fu solo un soldato: fu un ragazzo che scelse il dovere, la fede e il coraggio in un tempo in cui tutto sembrava perduto. La sua storia è quella di tanti giovani che non tornarono, ma che lasciarono un’eredità morale incancellabile.  Ricordarlo significa ricordare un’intera generazione che ha pagato con la vita il prezzo della libertà.

 Bibliografia: Sant'Angelo "a macerata" di O.Caputo - A. Sorrentino - anno 1998

 

20260521  Carmine Amato