Nel marzo del 1282, l'assetto politico del Mezzogiorno d'Italia fu profondamente scosso dallo scoppio della Guerra del Vespro. Tale evento costrinse il re Carlo I d'Angiò a richiamare i suoi più autorevoli cavalieri; tra questi figurava il conte Ruggero II di San Severino, allora in Terrasanta con la prestigiosa carica di vicario del Regno di Gerusalemme. Per rendere omaggio al sovrano, il nobile condottiero portò con sé alcune reliquie di straordinario valore spirituale e storico: una preziosa icona bizantina raffigurante la Vergine col Bambino — tradizionalmente attribuita a San Luca Evangelista — e due idrie in pietra idrofora o alabastro.
La devozione popolare e le cronache dell'epoca identificarono subito questi manufatti come due delle sei giare utilizzate da Gesù Cristo durante il celebre miracolo evangelico della tramutazione dell'acqua in vino alle nozze di Cana.
Per espresso desiderio del monarca angioino, i preziosi reperti vennero inizialmente affidati al nipote Ludovico d'Angiò (futuro santo e vescovo di Tolosa) e, in seguito, consegnati formalmente al barone Raimondo del Balzo. Dando esecuzione alle precise disposizioni reali, il feudatario rinunciò alla propria fortezza normanna di Casaluce, edificata nell'XI secolo dal conte Rainulfo Drengot. La struttura fu così convertita in un imponente monastero affidato all'Ordine dei Celestini, specificamente deputato alla protezione, alla cura e alla pubblica venerazione di questo inestimabile patrimonio spirituale.
![]() | Riceviamo e pubblichiamo volentieri un intervento del Dott. Michele Cerrato. Appunti di Storia Sanseverinese, 2026. |
| Nelle foto: tela della Madonna e le 2 idrie in pietra idrofora o alabastro . | |||


