Coronavirus e fede a S. Deverino, i parroci incontrano i fedeli sui social. il verbo e il web
La fede al tempo del Coronavirus. Parafrasando un famoso romanzo di Gabriel Garcia Marquez, potrebbe essere questo il motto o lo slogan che più si adatta alle recenti disposizioni ecclesiastiche in materia di celebrazioni eucaristiche, in questo oscuro periodo. Avvinto dalle tenebre dell’incertezza e con uno sprazzo di sole, costituito – nella temperie del temibile “morbo ferale”, denominato Covid-19 - proprio dalla fede. Personale ed universale. Attualmente si sta parlando della fatidica “fase due”, della cauta e “scaglionata” riapertura di esercizi, uffici, attività di ogni tipologia. Dopo la prima fase di emergenza, di “esilio forzato” (per molti). Mentre, però, molti negozi ricominciano – lentamente – a intravedere segnali di difficile e incerta ripresa, la Chiesa è ancora interessata dalle ormai note restrizioni in merito al distaccamento sociale.


In questi ultimissimi giorni (la notizia risale addirittura a sabato 27 giugno scorso) alcuni vandali (definiti - sui profili social degli interessati - quali “bastardi”) hanno incendiato il rifugio “Alla pietra del corvo”. Una piccola costruzione, una baracca (appunto) situata tra le ubertose colline di Mercato S. Severino (frazione Spiano) e le rigogliose aree dell’oasi ecologica del parco “Diecimare”. Il sito naturale (protetto dal Wwf Italia) che si estende lungo un comprensorio molto vasto - comprendente i Comuni di S. Severino; Baronissi; Cava de’ Tirreni. È montata, dunque, la rabbia (ma maggiormente la delusione, la costernazione) da parte degli “amici ecologisti” che si ritrovavano in questo ameno luogo, dopo escursioni; attività di trekking e passeggiate all’aria aperta.
In questo tempo di incertezza e di precarietà – letteralmente – la questione dell’istruzione, tra didattica a distanza; bozze di decreti inerenti alle istituzioni educative; problematiche logistiche ed organizzative varie negli edifici scolastici e/o altre fattispecie impongono ripensamenti e rimodulazioni dell’offerta pedagogica. Interventi decisi e chiari, che tengano in conto le esigenze delle strutture pubbliche – ma che pongano attenzione verso le istituzioni paritarie e/o private (tout court). Il “grido d’allarme” – se vogliamo – parte da una “rete”, una serie di strutture (appunto private) per minori che intendono fare luce su come “sopravvivere” ai tempi del Covid-19.