Modena e oltre: il prezzo di un Paese che si abitua al peggio
Ci sono tragedie, come quella di Modena, che lasciano un sapore amaro: vittime che non avranno mai giustizia, famiglie che resteranno sospese, e uno Stato che sembra sempre più lontano dal suo dovere. E allora la domanda nasce spontanea: quanto ancora possiamo sopportare prima di accorgerci che l’acqua bolle? C’è una vecchia storia che lo spiega bene. La storia della rana nel pentolino. Si racconta che se metti una rana in acqua fredda e poi accendi il fuoco, lei resta lì. L’acqua si scalda piano, quasi dolce, quasi piacevole. La rana si abitua, si rilassa, pensa che sia tutto normale.




Ci sono luoghi in cui la memoria sembra respirare ancora, nonostante tutto. Luoghi in cui la terra conserva le impronte di chi l’ha amata davvero, di chi l’ha percorsa con passi sinceri, di chi vi ha lasciato un segno che non appartiene al marmo, ma alla sostanza stessa del paesaggio umano. Eppure, a volte, accade qualcosa di stonato. Accade che un gesto improvviso tenti di riscrivere ciò che era già scritto. Accade che il silenzio diventi complice, che l’indifferenza diventi un velo, che la memoria venga sfiorata da mani che non le appartengono. E allora riaffiora un concetto antico, duro, quasi crudele: quella damnatio memoriae che nel mondo romano voleva cancellare una persona eliminandone ogni traccia, come se non fosse mai esistita.
Nelle ultime ore, in diverse città italiane, sono ricomparsi striscioni carichi di rabbia contro Gravina per la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali. Una mobilitazione immediata, compatta, quasi feroce. E davanti a queste scene sorge spontanea una domanda: davvero l’Italia è diventata un Paese capace di indignarsi soltanto quando c’è di mezzo il calcio? Perché basta distogliere lo sguardo dal pallone per ritrovarsi davanti a un silenzio assordante. Il carovita che strangola le famiglie, la benzina che continua a salire, i trasporti allo sfascio, l’ambiente che crolla, la disoccupazione che divora intere generazioni.
Presentato il libro “Stagioni di passioni 2″ nella Sala del Gonfalone del Palazzo Vanvitelliano a Mercato San Severino, è avvenuta la presentazione del secondo libro redatto da Ugo De Santis ed Emilio Esposito, dal titolo “Stagioni di Passioni 2- Rapporti con le istituzioni e il volontariato”. Il libro si configura come una raccolta documentale di saggi, articoli di giornale e racconti delle esperienze vissute sul campo dai curatori dello stesso volume. All’evento hanno partecipato anche i volontari dell’Associazione “La Solidarietà” di Fisciano, accompagnati dal dott. Antonio De Chiara in rappresentanza del presidente, Alfonso Sessa.