Nella comunità di Spiano, la festa dell’Addolorata rappresenta uno dei momenti più intensi e identitari dell’intero calendario religioso locale. Le sue origini affondano in un passato remoto, quando il culto della Vergine dei Dolori iniziò a diffondersi nelle piccole comunità rurali della Valle dell’Irno. Le ricerche confermano che la devozione spianese è tra le più antiche della zona, condivisa un tempo con la vicina frazione di Lombardi, con cui sopravvive ancora oggi un legame narrativo fatto di racconti popolari e memorie tramandate oralmente. Tra le storie più note spicca quella della statua dell’Addolorata, un tempo custodita a Lombardi e portata in processione a Spiano. Secondo la tradizione, la Madonna “non volle più tornare indietro”: la statua si sarebbe fatta più pesante lungo la strada verso Lombardi e più leggera restando a Spiano. Un segno, per la comunità, della volontà divina di stabilire qui la sua dimora spirituale.
Il giorno del “Fistone”, il Venerdì che precede la Domenica delle Palme, è il cuore pulsante della celebrazione. Fin dalle prime ore dell’alba la chiesa di Santa Croce accoglie i fedeli per le Sante Messe, mentre nel pomeriggio la statua dell’Addolorata – incoronata nel 1999 da Papa Giovanni Paolo II durante una cerimonia in Vaticano – viene portata in processione lungo le strade della frazione. La processione, accompagnata dalla banda musicale e dalle antiche nenie in dialetto, è uno dei momenti più suggestivi della tradizione. Le melodie, tramandate oralmente e risalenti in parte al XVII secolo, creano un’atmosfera sospesa, quasi fuori dal tempo. Non manca un piccolo prodigio popolare: secondo la memoria collettiva, durante la processione non piove mai. Gli spianesi fanno a gara per portare a spalla il simulacro, mentre emigrati e famiglie lontane tornano appositamente per partecipare alla festa, trasformando il borgo in un luogo di ritorno, riconciliazione e appartenenza.
Spiano, definita spesso “oasi linguistica” del dialetto sanseverinese, conserva ancora oggi tradizioni artigiane che hanno segnato la sua storia: gli scalari che costruivano scale, gli sportellari che intrecciavano ceste, i cupellari e altri mestieri del legno che hanno dato identità al borgo. La devozione verso l’Addolorata è percepita dagli abitanti come parte integrante del proprio essere. Non è solo fede: è radice, memoria, continuità. Un legame che attraversa le generazioni e che ogni anno si rinnova con la stessa intensità.
Accanto ai riti sacri, il “Fistone” custodisce una tradizione gastronomica che è diventata simbolo della festa: le polpette di baccalà.
Un piatto quaresimale, semplice e popolare, ma profondamente identitario. La ricetta – tramandata di madre in figlia – prevede baccalà ridotto in poltiglia, pecorino, aglio, prezzemolo, sale e pepe. Un impasto povero ma ricco di significato, che racconta i legami antichi tra Spiano e la Costiera Amalfitana, da cui gli abitanti acquistavano il pesce già in tempi remoti. Non è un caso che alcuni cognomi della frazione derivino proprio dall’entroterra amalfitano. Durante la festa, le polpette diventano un rito nel rito: un momento di convivialità che unisce famiglie, visitatori e devoti, trasformando la tavola in un’estensione della celebrazione religiosa.

