La devozione a San Feliciano Martire, custodita nella frazione Ospizio di Mercato San Severino, rappresenta una delle espressioni più antiche, profonde e identitarie della spiritualità locale. Nel cuore del borgo, il Santuario di Maria SS. del Carmine, sorto nel XVII secolo come luogo di accoglienza dei Carmelitani e divenuto nel tempo punto di riferimento per gli abitanti, conserva un patrimonio di fede che attraversa i secoli. Già nelle visite pastorali dell’Ottocento è attestata la presenza di un altare dedicato al martire, segno di un culto radicato, riconosciuto e vissuto dalla comunità. A conferma della storicità e dell’autenticità di questa devozione, il Santuario custodisce un documento di straordinario valore: l’attestazione rilasciata il 13 giugno 1755 da Ferdinando Maria De Rossi, Patriarca costantinopolitano, Prefetto territoriale di Sua Santità nell’Assistentato di seggio pontificio, Abate di Santa Maria delle Macchie, Decano della Segnatura della Cancelleria Apostolica e responsabile della promozione dell’Episcopato, della Liturgia e della Dottrina Liturgica. Una figura di altissimo rango ecclesiastico, il cui intervento conferisce al culto di San Feliciano una dignità storica e canonica di grande rilievo.
Nel documento, il Patriarca annuncia di aver esaminato, il 27 aprile 1755, una “arte mirabile” realizzata per custodire il corpo del martire: un’urna preziosa, definita “profanissima” nel senso latino di splendidissima, munita di cristallo e lavorata con cura dall’“eminente artista” incaricato dell’opera. All’interno di essa era conservato il corpo di San Feliciano Martire, che il Patriarca dichiara di aver riconosciuto come autentico, attestando la verità delle reliquie e la perfezione dell’opera che le custodiva. La ricognizione e la presentazione ufficiale furono promosse da due figure ecclesiastiche di rilievo: – il Rev.mo Abate Michele Arcangelo, responsabile dell’Abbazia di Santa Maria delle Macchie, – il Rev.mo Canonico Andrea Turrini, della Basilica di Santa Maria Maggiore, che nel documento compare anche come Vicario Generale.
A completare l’atto, compaiono le firme del Segretario Giorgio Casali e del Segretario apostolico e Cancelliere vescovile D. Teodoro Garavelli, che ne certificano la validità giuridica e liturgica. La presenza di tali figure conferma che non si tratta di un semplice attestato devozionale, ma di un documento ufficiale della Chiesa, redatto secondo le procedure canoniche dell’epoca. La trascrizione moderna del testo, curata dal Prof. A. C. Iohann Lantantio, critico letterario, rende oggi accessibile il contenuto dell’antico documento, permettendo alla comunità di Ospizio di riscoprire le radici storiche della propria devozione. L’esposizione del documento nel Santuario è stata resa possibile grazie al dono dell’ingegnere Francesco Terrone, Presidente della Fondazione Francesco Terrone di Ripandida di Giovinazzo, che nel 2020 ha contribuito alla valorizzazione di questo prezioso frammento di memoria.
La presenza di San Feliciano nel Santuario di Ospizio non è soltanto un elemento devozionale: è un frammento prezioso della storia religiosa di Mercato San Severino, un patrimonio che attraversa i secoli e che continua a parlare al cuore dei fedeli. La comunità ha custodito con cura la memoria del martire, riconoscendone il valore spirituale e identitario. Oggi, come allora, il nome di San Feliciano risuona come un invito alla perseveranza, alla speranza, alla fedeltà al Vangelo. Nel silenzio del Santuario del Carmine, la sua figura continua a essere invocata con fiducia, ricordando che la santità non appartiene solo ai grandi racconti, ma anche alle tradizioni semplici e profonde che tengono unite le comunità. San Feliciano, martire dei primi secoli e custode del territorio, rimane così una presenza viva, un ponte tra la storia e il presente, un segno di luce che continua a illuminare il cammino della comunità di Ospizio.


