Festa Il “Ciuccio di fuoco” - Acigliano

Festa Il “Ciuccio di fuoco” - Acigliano

Nella piccola frazione di Acigliano, a Mercato San Severino, sopravvive una delle tradizioni più antiche e affascinanti della Valle dell’Irno: il Ciuccio di Fuoco, un rito che affonda le sue radici in epoche lontane, quando la vita contadina era scandita da superstizioni, simboli e gesti propiziatori. Un retaggio etnografico che, nonostante il passare del tempo, continua a brillare – letteralmente – nelle notti di metà agosto. Il protagonista è un asinello di cartapesta e legno, costruito con materiali poveri e riciclati, che da secoli rappresenta il capro espiatorio della comunità. Sulla sua groppa vengono posti uno o più fantocci, simboli dei “peccati” collettivi o personaggi dell’attualità, destinati a essere bruciati in un rogo purificatore. Il fuoco, elemento ancestrale, diventa così strumento di purificazione, rinascita e protezione, come accadeva nei riti agrari delle civiltà rurali.
Le origini del Ciuccio di Fuoco sono avvolte nel mistero e nella leggenda. Secondo una tradizione orale, tutto nacque dagli scherzi salaci tra gli abitanti di Acigliano e quelli della vicina Pandola: si racconta che una carcassa d’asino fu lasciata come dispetto ai confini tra le due frazioni, dando vita a una rivalità che, nel tempo, si trasformò in rito. Un’altra interpretazione collega il Ciuccio alla “indizione bizantina”, il periodo di rinnovo dei contratti agrari che si protraeva fino a settembre, quando i contadini accendevano falò per propiziare fertilità e abbondanza. Altre ipotesi rimandano alle dominazioni francesi e spagnole, che avrebbero introdotto riti simili, forse legati a forme popolari di corrida o di spettacoli pirotecnici.
Qualunque sia la sua origine, il Ciuccio di Fuoco è sempre stato un rito apotropaico, nato per allontanare il male e proteggere la comunità agricola. Un tempo veniva acceso in un’area isolata, lontano dalle case; oggi, invece, il ciuccio “torna tra la gente”, correndo tra la folla in un vortice di luce, rumore e tradizione. Il percorso storico parte dal vecchio tiglio – la celebre teglia – simbolo della frazione, e arriva fino ai confini con Pandola, rievocando l’antica rivalità che ha contribuito a dare vita al rito.
Il legame con la Madonna Assunta, compatrona di Acigliano, è profondo. Il Ciuccio di Fuoco, pur apparendo un rito pagano, è sempre stato celebrato in prossimità del 15 agosto, quasi come un contrappunto popolare alla solennità religiosa. La comunità vive questi giorni come un intreccio di fede e tradizione, dove il sacro e il profano si sfiorano senza mai scontrarsi Acigliano, inoltre, custodisce un frammento di storia che va oltre i confini locali: la frazione è gemellata con la cittadina francese di Farebersviller, dove molti sanseverinesi emigrarono nel Novecento per lavorare nelle miniere. Ogni anno, proprio in occasione del Ciuccio di Fuoco, molti di loro tornano per rivivere la magia di questa notte unica.

Il Ciuccio non è solo un simbolo locale: è un archetipo culturale. L’asino, infatti, ricorre nella Bibbia, nella letteratura classica e moderna, nei riti popolari europei. È animale umile, paziente, ma anche testimone di passaggi, metamorfosi e rinascite. Ad Acigliano diventa vittima sacrificale, ponte tra passato e presente, memoria di un mondo contadino che non vuole scomparire. Oggi, grazie all’impegno delle associazioni locali, la tradizione è stata recuperata, protetta e resa più sicura, mantenendo però intatto il suo fascino originario. Il Ciuccio di Fuoco continua a correre tra la gente, tra il vociare, il “votta-votta”, le risate e lo stupore dei bambini. È un rito che non appartiene solo alla storia, ma alla vita emotiva della comunità: un momento in cui Acigliano si riconosce, si racconta e si rinnova.

Tra leggenda e realtà, tra sacro e profano, tra passato e presente, il Ciuccio di Fuoco resta uno dei simboli più autentici dell’identità sanseverinese. Una tradizione che non smette di emozionare, di unire e di illuminare – per una notte – il cuore di chi la vive.

francobollofrancobollofrancobollofrancobollofrancobollo
francobollofrancobollofrancobollofrancobollofrancobollo
francobollofrancobollofrancobollofrancobollofrancobollo
francobollofrancobollofrancobollofrancobollofrancobollo