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News sul territorio Cronaca Altre criticita’ all’ospedale “Fucito” di Mercato S. Severino
Altre criticita’ all’ospedale “Fucito” di Mercato S. Severino PDF Print E-mail
Thursday, 04 February 2021 00:00

ospedale

Soprattutto in questo periodo critico, di emergenza Coronavirus, si acuiscono i “proverbiali” (secondo la stampa locale) disagi al tanto vituperato e discusso (ma ricco anche di eccellenze) presidio ospedaliero “Gaetano Fucito” di Mercato S. Severino. Per alcuni pazienti da noi ascoltati in questi giorni, emerge una vera e propria “odissea” – se così si può definire – per poter affrontare degli interventi chirurgici. A parte la vera o presunta “disorganizzazione” (sono parole degli utenti e dei fruitori - che afferiscono al nosocomio sanseverinese) legata, “fisiologicamente”, alla situazione pandemica che attanaglia anche S. Severino – ecco che dobbiamo purtroppo segnalare altre criticità.

Dopo aver dato spazio alle note sindacali quali sollecitazioni, da parte delle sigle di categoria (Funzione Pubblica Cgil e Rsu aziendali), per quanto concerne la necessaria presenza – al più presto - di un primario al Pronto Soccorso (Pec del 23 gennaio 2021, inoltrata al dg; al direttore amministrativo; al direttore sanitario, al responsabile dell’Area Critica; alla direzione del “Fucito” e, infine, all’Azienda Ospedaliera Universitaria “Ruggi d’Aragona”; da cui il presidio dipende) e per ciò che invece inerisce alla carenza di unità di personale medico presso l’Unità Operativa Complessa di Urologia (nota del 28 gennaio 2021, avente ad oggetto le “dimissioni volontarie dal servizio, per pensione anticipata, di un’unità di dirigente medico a far data dal 31 maggio prossimo” – che da febbraio gode l’utilizzo delle ferie residue – e la “successiva quiescenza di un’ulteriore unità di dirigente medico a partire dal primo luglio p.v.”, anch’egli assente da metà marzo per le ferie residue) ecco che stavolta a illustrare il proprio malcontento sono i pazienti. E non soltanto loro. Anche tra il personale interno, pare, serpeggia qualche malumore. Per tante negatività che inficerebbero il buon nome dell’antico sanatorio o tubercolosario – dapprima dimora dei marchesi e filantropi Filippo e Maria Imperiali. “Villa Maria”, insomma. Gli utenti, provenienti in gran parte dall’ex comparto territoriale F138, ma anche da Siano; Castel S. Giorgio; dal vicino campus di Fisciano e anche da molto più lontano (per un potenziale bacino d’utenza di ben 50mila avventori), non mettono in dubbio le “grandi qualità” e la “professionalità e serietà” da parte dei medici e/o degli operatori sanitari (personale medico, paramedico, infermieristico, Oss ed inservienti tutti) ma lamentano “carenze strutturali” e altre cose che potrebbero andare meglio; tanti disservizi.I medici, in sostanza, si prodigano e sono disponibili “ad ogni sacrificio” – dichiarano alcuni fruitori. Spesso li vedono abbondantemente “bardati” con indumenti e tute anti-contagio, molto indaffarati per prestare servizio ad ammalati positivi o non. A rischio della loro incolumità, proprio come una mission.Ma nella (ideale) “black list” di alcuni pazienti sono “iscritti” (è quanto affermano i pazienti): confusione nei reparti; gli stessi reparti “inadeguati” (sostengono) ad accogliere i degenti; perfino letti uno a ridosso dell’altro – accumulati in stanze abbastanza piccole. Questo, almeno, è il “ritratto” che i pazienti “dipingono” soprattutto al Pronto Soccorso. Dove – dichiarano i pazienti – a malapena c’è spazio per il passaggio e il distanziamento (imposto dal Covid-19) è abbastanza critico. Oltre a tutto ciò, si aggiunge il fatto che alcuni reparti (pur molto “accorsati”, frequentati da numerosi utenti) non hanno una sala operatoria “interna”; vicina. Ad esempio, ci hanno fatto sapere gli avventori, l’unità di Gastroenterologia deve usufruire dei tavoli operatori del (pur vicino – 100 metri circa) padiglione di Chirurgia. E questo comporterebbe dei “rallentamenti” nell’offerta sanitaria, in quanto si “sommerebbero” tra loro le liste di pazienti che necessitano di interventi propri di Chirurgia e pazienti che, invece, “proverrebbero” da Endoscopia e/o, appunto, da Gastroenterologia. Ingolfando i reparti. Come se non bastasse, nelle sale del Pronto Soccorso di notte la temperatura – a volte – è bassa e (sembra, dicono i degenti) non vi sono abbastanza coperte per coprirsi a dovere. Le risorse umane, invece, sono molto disponibili e cordiali – dicono gli utenti. Sebbene spesso coprano dei turni davvero massacranti, mancando unità ed essendo “bloccato” il turn over. Sancito – tra l’altro – da una normativa che dovrebbe ottemperare ad una direttiva europea, sulla turnazione in ospedale – e non soltanto. A questo si aggiungono problematiche “ataviche”, su altre questioni. Che si protraggono da anni. Ma non è questo il contesto, o il momento, in/per cui parlarne. Va tuttavia ricordato, è opportuno, che molte grandi eccellenze del “Fucito” – come Ortopedia; Pediatria; Ginecologia (vanto dell’ospedale, che comprendeva o contemplava persino la possibilità di effettuare il parto in acqua – padiglione chiuso sebbene, a detta dei responsabili, vi si praticassero tantissimi parti all’anno) sono ormai chiusi. Sebbene adesso rimangano altre eccellenze, come Chirurgia; Endoscopia e Gastroenterologia; Urologia stessa – ed in più la prestigiosa Medicina Legale (attivata da pochi anni) – questo non farà “ritornare indietro” la presenza sul territorio dei suddetti reparti d’avanguardia. Si spera non siano state vane le tante battaglie condotte, in questi anni passati, sia da molti medici (come, ad esempio, il dottore internista Vincenzo Sica – che anni fa addirittura si “incatenò” simbolicamente di fronte al presidio; oltre ad aver attuato altre iniziative) che da tante associazioni sparse per il comprensorio. Ne ricordiamo, a titolo esemplificativo, alcune tra le tante: “Alfonso Gatto”, della frazione Curteri (località dove è ubicato l’ospedale); “Amici della terra”; “Cultura e natura”; “La magnifica gente do Sud” e altri sodalizi. Non solo a S. Severino. Tra le realtà che sono intervenute a salvaguardare i fiori all’occhiello della sanità sanseverinese, ecco il comitato spontaneo “Pro Fucito”. Che è sorto negli ultimi anni del 2000. Tra i suoi “rappresentanti”, Giuseppe Saggese. Che – assieme all’amico Luca “Enzino” Picarella (associazione “Gatto”) – si è prodigato affinché il nosocomio non “rinunciasse” alle già citate avanguardie.Attualmente, il civico consesso “Pro Fucito” ha come portavoce il 44enne Luciano Caruso. Che, assieme ad altri cittadini, si sta impegnando per portare avanti le (eventuali) “proteste” inerenti all’ospedale. “Stiamo cercando di sensibilizzare le autorità competenti per potenziare l’ospedale – afferma Caruso. Che rivela lo stanziamento di vari fondi, pare a livello regionale, per i presidi ospedalieri di tutta la Campania. “Lavorare in silenzio, ma facendo rumore” – è il suo/loro slogan; ad indicare che la lotta non è terminata, sebbene a causa delle restrizioni anti Covid il comitato ha ridotto le riunioni in presenza (ma sta utilizzando i social, come WhatsApp). Molte persone – secondo Caruso – si stanno lamentando, a livello di assistenza degenti, perché dei pazienti in età avanzata (sembrerebbe) sono stati dimessi con piaghe da decubito. Per tale vera o presunta negatività (che emerge, ricordiamo, dalle parole di alcuni utenti), nonché per chiarire altre urgenti questioni sul tappeto, il sodalizio da lui rappresentato ha in preparazione una nota da spedire a “chi di dovere”, al direttore generale e/o agli altri vertici dell’Azienda Ospedaliera, per richiedere un incontro; un colloquio. Tutto ciò nell’intento di “migliorare” – eventualmente – i reparti attivi. Ci auguriamo che una struttura di questo genere, e di tale importanza, sia sempre presente e valida sul territorio. Punto di riferimento di ogni comune della Valle Irno e non solo. Ed ora, qualche cenno storico – tratto, in parte, dal web: l’istituto sanatoriale (tubercolosario) “Villa Maria” fu inaugurato ufficialmente l’8 giugno 1933 – alla presenza del prefetto Domenico Soprano e dell’arcivescovo di Salerno mons. Nicola Monterisi. Inizialmente, il complesso constava del palazzo marchesale e di quattro fabbricati. Il parco misurava, in totale, 60mila metri quadri. Il primo nucleo comprendeva 50 posti letto. Altro passaggio cruciale, nella storia dell’ospedale, è legato alla guida del dottor Carlo Di Lorenzo – dal 20 marzo 1950. Così i posti letto divennero 600. Ancora, proseguendo nella storia del “Gaetano Fucito” (un medico del territorio, pare morto di peste nell’800), nel 1969 fu annesso all’ente ospedaliero “S. Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” (ovvero il S. Leonardo) e dopo il 1978 ebbe un ruolo importantissimo nell’ambito dell’Usl (Unità Sanitaria Locale) 47. In questo periodo, ecco il massimo fulgore dell’ospedale – che divenne anche Dea (Dipartimento Emergenza ed Accettazione). Si ricordi, anche, il comitato di gestione – sempre negli anni ’80. Tra i componenti anche alcuni noti politici od amministratori di Mercato S. Severino.Dal dicembre 2010, il presidio è stato inglobato al “Ruggi” come ospedale universitario. Ricordiamo, infatti, che nel 2006 è stata istituita al campus di Fisciano (Università degli Studi di Salerno) la Facoltà di Medicina e Chirurgia.

09062017 AnnaMariaNoia

Riceviamo e pubblichiamo volentieri un articolo della 
Dott.ssa  Anna Maria Noia.

 
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