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Cultura Iniziative per festeggiare l’Immacolata in questi giorni di coronavirus.
Iniziative per festeggiare l’Immacolata in questi giorni di coronavirus. PDF Print E-mail

07122015 Presepe

Anche in questi momenti di incertezza, caos e confusione – anche (purtroppo) dal punto di vista “spirituale” (diciamo così) – dovuti alla presenza del Coronavirus tra il “popolo di Dio”, il nostro Creatore non si dimentica delle nostre comunità. E non lo fa neanche la Madre, “figlia del Suo Figlio” – come afferma il sommo Dante Alighieri.Infatti la Vergine Maria intercede per tutti, presso il Tribunale dell’Altissimo. È d’uopo, perciò, dedicare almeno un momento del nostro “preziosissimo” tempo a tributare un caro, grato pensiero alla Madonna.

È con questo spirito che – ancora una volta, ancora più ardentemente – la calorosa comunità di Castel S. Giorgio (dalla provincia di Salerno “con furore”), in particolare grazie all’Arciconfraternita dell’Immacolata e al parroco don Gianluca Cipolletta, offre il dono della sua “consueta” e assidua partecipazione al Mistero che avvolge Maria: già il 29 novembre 2020 sono partite le tradizionali (annuali) celebrazioni in onore della patrona di Castel S. Giorgio e di tutta l’umanità. Il programma, seppur tenendo conto di questo tempo così convulso e ansante, non intende lasciar “trascorrere” l’occasione di venerare Maria nel dogma del suo essere stata creata, senza peccato originale, fin dall’origine dei tempi - ufficializzato l’8 dicembre 1854 da Pio IX, ma vissuto in pieno, inconsapevolmente, dall’umile Bernadette Soubirous. Per questo, ecco che – appunto dal 29 novembre, prima domenica di Avvento – la Madonna Immacolata sarà invocata per ciascun peccatore, di ogni parte del pianeta. Tutto, partito alle 18 del 29 novembre – con la recita del Santo Rosario, le litanie e le Lodi alla Vergine. Seguite dalla Santa Messa. Alle 18.30 si è potuto vivere anche il rito dell’accensione della lampada, sempre dedicato a Maria.La novena, iniziata appunto domenica 29, si concluderà lunedì 7 dicembre – ricorrenza di S. Ambrogio (patrono di Milano) e inizio, per molti, del cosiddetto “Natale Ambrosiano” – molto sentito in Lombardia. Proprio in tal data, infatti, “tradizionalmente” si tiene (non quest’anno – per ovvie ragioni) la “Prima” della Scala a Milano; proprio il 7 dicembre, ecco anche la classica e poetica fiera degli “O bei, o bei”: una tradizione (nel senso etimologico di “tramandare”) che ricorda l’ingresso, nella “Mediolanum” celtica e della Latinità, del messo papale Giannetto Castiglione – inviato tra gli “ambrosiani” dal pontefice Pio IV. Era il 1510. Castiglione pensò bene di ingraziarsi i cittadini di Milano, recando pacchi-dono con giocattoli e dolciumi ai piccoli. Dall’espressione di gioia e di stupore dei bambini – appunto: “O bei, o bei” (in dialetto lombardo: “Che belli, che belli” – riferito ai regali) nasce questa consuetudine, stigmatizzata nel tempo durante la fiera di S. Ambrogio (appunto il 7 dicembre). Ed è un evento che si organizza anche ai nostri giorni, mutatis mutandis (nell’epoca contemporanea sono esposti, sugli stand milanesi, prodotti di antiquariato, artigianato e dolci). Di questo retaggio, qui vogliamo solo accennare alle leccornie zuccherate che erano popolari nel 1500, ovvero: mostarde (o mostaccioli – quelli “veri”, col mosto d’uva), castagnaccio, i “firòn”. Questi ultimi erano castagne affumicate al forno, bagnate al vino bianco – infilate in lunghi spaghi.Bisogna anche considerare che S. Ambrogio era reputato il protettore delle api e degli apicoltori. Quindi del miele. Forse per questo il vocabolo/cognome Ambrosoli, rinomata azienda italiana, di commercializzazione del miele (può essere una coincidenza, però), indicherebbe o - per meglio dire - evocherebbe l’ambrosia: il cibo delle divinità classiche (greco-romane). Anche la Madonna, l’Immacolata, è il miele del mondo. Anche S. Rita da Cascia – da neonata – pare fosse rappresentata (iconografia popolare) con delle api e del miele vicino alle labbra. Bocca d’oro, Crisostoma. Questo è quanto, tra leggenda; magia urbana; religione. Proseguiamo, per l’appunto, con gli appuntamenti religiosi (in senso stretto) a Castel S. Giorgio. Orari delle varie iniziative e/o celebrazioni liturgiche – officiate da don Cipolletta e/o anche da altri concelebranti “ospiti”. Per la cronaca, oltre al Santo Rosario e/o alla Novena (dalle ore 18 in poi, oltre la Messa e ad altre occasioni prettamente di preghiera) ci sarà il triduo solenne (5-6-7 dicembre) e – infine – lunedì 7 dicembre sarà la veglia o vigilia in onore della Madre di Dio (Theotokos, invocata più… “solennemente” il primo gennaio; la Madonna Odigitria; la Vergine Lattòloga). Dal punto di vista etnografico ed antropologico, nella provincia di Salerno (Castel S. Giorgio; Mercato S. Severino; Nocera Inferiore e Nocera Superiore) si mangia “di magro”, il pesce. Piatto del giorno: spaghetti vongole e pomodoro oppure con alici e noci fresche – quest’ultima “variante” deriverebbe dal “garon” greco e/o dal “garum” latino; a base di miele e colatura di alici (i “classici” amavano molto, sembra – come riferisce il gastronomo latino Apicio – i “sapori forti”, i gusti decisi, le nuances agrodolci).Dal punto di vista religioso, invece, la Confraternita – guidata dall’immarcescibile priore Gennaro Cibelli, titolare di un’attività economica al centro di S. Giorgio – ha pensato bene di effettuare un Rosario in streaming. Alle 20.00 del 7 dicembre, Maria “si recherà” (idealmente) dalle famiglie e/o presso gli ammalati di S. Giorgio, ascoltando le invocazioni “contenute” nel S. Rosario, come detto in diretta streaming - sui principali canali social della parrocchia: la pagina Facebook della chiesa di S. Maria delle Grazie e S. Croce. Ella si prenderà carico delle fragilità umane – quelle di tutti, ma in particolare degli anziani, di chi soffre, dei bambini e dei meno abbienti (sempre più numerosi, purtroppo) – in questo periodo così negativo.Ed ecco l’8 dicembre. In occasione della Solennità, il programma ecclesiastico prevede le Messe delle 9.30; delle 11.00 (celebrazione solenne) e delle 18. Queste celebrazioni si terranno nei locali della Congrega. A tal proposito, si ricorda che occorre prestare attenzione alle più recenti disposizioni normative concernenti la lotta al contagio da Covid-19; per questa ragione, don Gianluca Cipolletta e il priore Cibelli fanno sapere che i posti disponibili nelle sale della Confraternita sono solo quaranta. Dunque, festeggiamenti… “in sordina”, almeno per il 2020. Negli anni precedenti, la collettività di Castel S. Giorgio e i molti visitatori provenienti da zone limitrofe hanno vissuto appieno molti momenti di grande commozione – non soltanto sul versante religioso – riguardo la devozione alla Madre dell’Amore. Una delle kermesse più poetiche, forti, pregnanti poste in programma dai Confratelli (e dalle Consorelle, non dimentichiamole!) riguardava (e speriamo riguarderà, ancora, negli anni a venire) il suono melodioso, struggente, corale, avvincente, celestiale e “natalizio” delle zampogne. Strumenti fraterni, “cugini”, alle pur note ciaramelle e cornamuse (scozzesi o gaeliche, queste ultime).Sì, perché a S. Giorgio era ed è “un’istituzione” (che non poteva mai mancare) l’esibizione degli zampognari della compagnia “D’Altrocanto”. Un gruppo molto valido e che ripropone le tradizioni “folk” e/o “popolari” delle nostre terre meridionali (le terre… “del rimorso” – di de-martiniana memoria) e non solo.Con molteplici “contaminazioni” – diciamo – “da” e “tra” esperienze “diverse”. Fanno parte di “D’Altrocanto” – da molti anni impegnati a divulgare e a salvaguardare l’orgoglio meridionale; dei Sud del mondo – il “maestro” Antonio Giordano (zampogna ma anche bouzouki greco); Martino Brucale – ciaramelle, sax, flauti; Paola Tozzi – la “vocalist”; Bruno Mauro (alla chitarra “classica”; al bouzouki irlandese); Floriana Attanasio, per la danza, il tamburello e la voce; Flavio Giordano – al basso elettrico; Luca Lanzara e Christian Brucale (entrambi alle percussioni e ai tamburi “a cornice”; Brucale anche vocalist); infine, come danzatori: Carlo Del Galdo e Loredana Marino. Un gruppo molto rinomato, da circa dieci anni sulla scena; un team che persegue (recita l’apposita pagina Facebook) “storie d’amore e di vita; di resistenza ed esistenza; di lotta e dignità; di terra, di mare, di stelle”. Predicando, insomma, la resilienza della gente del Sud. Antonio Giordano ha voluto esprimere un suo accorato pensiero sull’impossibilità – quest’anno – di non riuscire ad avvolgere il mondo intero (partendo da S. Giorgio e Campania) nell’ovattata e melodica nenia della zampogna. Degli zampognari. Una delle luci più deliziose in un mondo sordido, freddo, indifferente. Finanche al Cristo che si fa bambino, per noi e per tutti. Verrebbe quasi da dire, ma certamente ci sarebbe da obiettare – in rispetto alle libertà di ciascuno – che probabilmente l’umanità aveva bisogno di un Natale più “sobrio”. Proprio per recuperare lo spirito di questa festa, dedicata – non a caso – ai bambini ed alle persone semplici; fragili (come gli anziani e i malati, non solo per il Covid). Tornando alla congrega di Castel S. Giorgio e all’8 dicembre, occorre doverosamente ricordare che - negli scorsi anni – gli artisti locali Vincenzo Avagliano e Alfonso Vitale hanno “poeticamente”, sebbene con pennello e spatola, voluto omaggiare la Madonna Immacolata con effigi color pastello e un volo trepido di candide ed eteree colombe. Tutto ciò, mediante dei pannelli dipinti di azzurrino – a coronare, degnamente, la statua di fine ‘800 ad altezza naturale dell’Immacolata nei locali della Confraternita (più o meno degli stessi colori, celeste e avorio). Peccato che il Covid-19 abbia un po’… interrotto questa suggestiva “tradizione”. Ma, si spera, i due colleghi e amici potranno presto riprendere a farci sognare e ad emozionarci con i loro manufatti. Così come – speriamo – riguardo agli zampognari.“Tra tutte le categorie inficiate dalla presenza di questa pandemia – afferma Giordano da “D’Altrocanto” – quella di coloro che portano avanti nel tempo le tradizioni popolari è tra le più mortificate”. “La Campania e la provincia di Salerno – esprime l’artista – sono ricchissime di tradizioni e di suonatori (non solo di strumenti come ciaramelle e zampogne)”. “Noi intendiamo lanciare un grido; affinché anche la “necessità” di suonare, cantare, ascoltare queste musiche non venga dimenticata. Dalle persone e anche da chi di dovere”.E proseguono i musicisti: “Noi ci stiamo organizzando per mettere, come abbiamo fatto per anni, al centro delle nostre iniziative appunto la tradizione popolare”. “Nel rispetto delle norme anti Covid-19 noi troveremo il modo di suonare ancora; pensiamo però anche agli zampognari che quest’anno non busseranno alle nostre porte e non porteranno via, con loro, noci e castagne – come si faceva una volta”. È accorato e triste questo messaggio, lanciato da “D’Altrocanto” a nome di tutta la “categoria” dei… “suonatori ambulanti” (di certo è riduttivo chiamarli così). Essi non potranno, pertanto, bussare ai nostri cuori. Nell’incanto del Divino Bambino. E proprio Gesù, il Messia, il Figlio di Dio – nato dalla Vergine preservata dal peccato originale – si domandava (nel Nuovo Testamento): “Ma quando il Cristo verrà, troverà [ancora] la Fede sulla Terra?”. Riproponiamo l’inquietante interrogativo, anche alla luce della dolcezza e della “magia” mutuate dalle zampogne, dalle cornamuse, dalle ciaramelle “cantate” dal poeta Giovanni Pascoli in un suo carme. Forse varrebbe la pena di avallare – concretamente – la proposta dei musicisti zampognari del sodalizio “D’Altrocanto”: perché non diffondere le antichissime nenie via web, nel corso di apposite dirette streaming?

09062017 AnnaMariaNoia

Riceviamo e pubblichiamo volentieri un articolo della 
Dott.ssa  Anna Maria Noia.

 
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