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News sul territorio Cronaca S. Severino in lutto. si piange la scomparsa prematura del grande artista Vincenzo Liguori
S. Severino in lutto. si piange la scomparsa prematura del grande artista Vincenzo Liguori PDF Print E-mail
Wednesday, 23 September 2020 00:00

lutto

Se n’è andato in punta di piedi, così come è vissuto, l’artista sanseverinese Vincenzo Liguori. Un valido astrattista 52enne – figlio d’arte dell’altrettanto noto Salvatore, anch’egli deceduto da qualche anno. Salvatore Liguori era figurativo, il figlio – invece – trasponeva su tela visioni fantastiche e oniriche, frutto di un’esperienza maturata in tanti anni di passione e di applicazione, appunto, artistiche. Mercato S. Severino, dunque, perde uno dei suoi “personaggi” più eclettici e umili.Vincenzo era molto produttivo, versatile. Soprattutto in questo periodo di lock down – a causa del Coronavirus – creava molti quadri.

Chi scrive ha avuto la fortuna e l’onore di conoscerlo, pertanto può assicurare che Liguori junior possedeva innati doni di fantasia e di pazienza, di mansuetudine. Di furore creativo, permeato del “sacro fuoco” della pittura – ma anche di qualche interessante componimento poetico. Come il padre, infatti, il Liguori aveva la pittura nel sangue. Sue pregevoli opere, in altrettanto prestigiose collezioni private. Al suo attivo, molteplici personali; retrospettive; collettive. Il 52enne è deceduto in un ospedale di Battipaglia nel pomeriggio di venerdì 18 settembre. Secondo alcune fonti, non ben specificate, a causa di una crisi respiratoria. Pare che il giovane fosse ricoverato da pochi giorni al nosocomio battipagliese. I funerali si sono tenuti alle 15 di sabato 19 settembre (Ora della Divina Misericordia), presso la chiesa di S. Giovanni in Parco. Le esequie sono state presiedute – in una commovente ma composta concelebrazione – dal parroco don Peppino Iannone. Che ha avuto modo di esprimere la grande bontà d’animo dell’artista.In tantissimi hanno “affollato” e gremito (si può dire) S. Giovanni, per tributare l’ultimo saluto – nel suo viaggio verso le Mete Celesti – al caro e modesto Vincenzo Liguori. Sebbene con tutti gli accorgimenti, nonché con le dovute attenzioni, riguardo l’epidemia del Covid-19.Un uomo vero, simpatico, un pittore affermato e intelligente. Competente, preparato.La madre, Lucia Esposito, ha insegnato Educazione Tecnica presso la scuola media sanseverinese “S. Tommaso d’Aquino” – a pochi metri dalla citata chiesa di S. Giovanni e dall’abitazione dove risiede la famiglia Liguori. La sorella di Liguori junior si chiama Zeffira, per tutti Rina. Sposata con Sergio Tudisco, Rina insegna all’Istituto di Istruzione Superiore “Marconi”. Ha vissuto tra Pompei e Pagani. Ha dei figli, gli amatissimi nipoti di Vincenzo. Che, a loro volta, amavano molto il premuroso zio. La vita di Vincenzo è trascorsa tutta all’insegna della pittura e della cultura: la sua prima mostra risale al 1984 – quando egli aveva appena 16 anni. Da allora in poi, il talento si è sviluppato – al pari della ricerca artistica, alla padronanza degli stili e degli strumenti, sapientemente coltivati e/o adoperati. In parallelo con la sete di espressione e di comunicazione – di dialogo con il suo pubblico. Mai però con superbia o presuntuosamente, anzi: Vincenzo era molto riservato; introverso; chiuso in un mondo senz’altro migliore. Ma era socievole, “compagnone”, “amico di vita” di tantissimi – a S. Severino e non solo. Chi scrive ha, infatti, appreso la ferale notizia del decesso dall’amico fotografo Gerardo Grimaldi. Che sui social network ha condiviso una bella immagine di Liguori figlio, appunto col sottotitolo di “amico di una vita”. E innumerevoli altri commenti e/o post, like e quant’altro sono apparsi – “sbocciati” – sui social, appena i cybernauti hanno appreso della sua morte. Che ha lasciato sgomenti chi lo conosceva. Tra gli estimatori e gli amici, anche molti colleghi – che hanno apprezzato la sua schiettezza e il suo schernirsi; quando era in vita. Non dimentichiamo – tra coloro che lo frequentavano – il corniciaio e mecenate Italo Gentile, che ha lasciato questa terra pochi mesi fa. Oppure il maestro Antonio Pesce – morto da un lustro.È stato un giovane semplice ma molto profondo, sensibile, ricco di valori. Un lunghissimo e ricco, densissimo curriculum – quello di Vincenzo. Ancora visibile e… “navigabile” su Internet – nel sito omonimo. Anche se, ricordiamo, v’è un altro professionista dell’arte di nome Vincenzo Liguori – in zona. Il pittore nasce a Pagani, il 5 agosto 1968. Ha conseguito la laurea in Lettere Moderne, dopo aver frequentato attivamente anche la Facoltà di Architettura. Ha vissuto e lavorato a Mercato S. Severino. È stato davvero molto prolifico, soprattutto durante il periodo del Coronavirus – come affermato sopra. Ha sperimentato molte tecniche – sempre nell’ambito dell’astrazione e del contemporaneo; del modernismo; del post modernismo. Nelle opere da lui create, anche contaminazioni con avanguardismo e con la Transavanguardia. L’ultima esposizione, prima del lock down, risale al dicembre 2019 – in quel di Mercato S. Severino, nelle sale espositive di Palazzo di Città. In precedenza, si conta la sua partecipazione alla collettiva “Lo spazio del tempo” – sempre nel 2019 (a settembre), però a Pellezzano. Ma ve ne sono state tantissime altre, ad esempio nel 2018 ad Avellino – nei locali del Gran Caffè Margherita, lungo il corso principale. Oppure – sempre per quanto riguarda Mercato S. Severino – una personale tutta per lui al Municipio, tenutasi nella primavera del 2009. E così via – verso altre esperienze (a ritroso). Numerosi e autorevoli critici d’arte hanno scritto di lui e/o apprezzato i suoi manufatti – dal carattere intimo e significativo: Massimo Bignardi, Giuseppe Rescigno, Rino Mele, Generoso Vella – per citarne alcuni. Di Vincenzo, come del padre – entrambi noti e apprezzati, allo stesso modo ma con decise differenze di “visione artistica” – è stato pubblicato molto, su svariati quotidiani e/o magazine “dedicati”, cioè del settore: “Il corriere del Mezzogiorno”; “Il mattino”; “Agire”; testate e pubblicazioni on line eccetera. In tutti questi anni, Liguori figlio si è perfezionato e ha connotato sempre in modalità diversa le tele; cimentandosi inoltre con opere “digitali”. In lui si poteva – e si può – notare un onirismo malinconico e sofferto, di animo puro e che denota(va) la propria, consapevole, acutissima, estrema sensibilità. Come uomo e come creativo. Una ricerca davvero senza fine, la sua, verso una completezza e una pienezza sempre vagheggiate con inquietudine, rispecchianti la personalità profondissima, nobile di Vincenzo.Pennellate decise e tinte forti, quelle da lui usate – spesso nello studio/atelier in cui dipingeva – improntate a sogni ed esperienze che vanno oltre la mediocrità e la banalità, spesso mutuate da una società egoista e altisonante, frenetica, insensata e frettolosa – quale l’odierna. In ambienti spesso egoisti, pettegoli, falsi – talvolta immersi nel provincialismo e in “vizi privati” piuttosto che in “pubbliche virtù”. A nostro modesto avviso, Vincenzo non ha terminato di librarsi verso un orizzonte calmo e soleggiato, su ali di gabbiano finalmente libero. Da sofferenze e anche da falsi ideologismi o da stereotipi bassi e volgari. Concludiamo – quindi – con questo nostro piccolo contributo, rimpiangendo la morte prematura di un amico, più che di un “poeta dei pennelli”; di un ragazzo affettuoso che attraverso le tele e con la sua realistica fantasia avrebbe, ancora, saputo dire ai concittadini e agli estimatori in varie località (italiane e non) cose che i “comuni mortali” non avrebbero o non hanno mai potuto intendere. Intrisi di perfezionismo e superbia quali l’umanità odierna mostra, rendendoti incompreso e ridicolo. Buon viaggio, Vincenzo. Che la terra ti sia lieve, che gli sgargianti raggi colorati del Paradiso ti si aprano dinanzi – verso le braccia dell’Eterno, come eterna era (ed è) la tua concezione della pittura.

09062017 AnnaMariaNoia

Riceviamo e pubblichiamo volentieri un articolo della 
Dott.ssa  Anna Maria Noia.

 
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