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News sul territorio Cronaca Carnevale 2020 a S.Severino e altrove
Carnevale 2020 a S.Severino e altrove PDF Print E-mail
Saturday, 22 February 2020 00:00

carnevale

Anche per il 2020, tra Mercato S. Severino e la Valle Irno vi sono svariate occasioni di divertimento e di allegra euforia per il carnevale. Da Baronissi a Montoro, fino ai confini della Valle – e oltre, in ulteriori località. Cominciamo da S. Severino. Qui, una serie di associazioni presenti sul territorio organizza la quattordicesima edizione di questo retaggio etnografico. Tutto parte, sono molti anni ormai, dall’impegno dell’associazione “Il gabbiano” – con sede nella frazione Carifi. Con il patrocinio (morale) del Comune, in collaborazione con i due circoli didattici nonché con radio “Rdi” e “Dance for life”. Il carnevale targato “Città di Mercato S. Severino” avrà luogo domenica 23 con la sfilata di carri allegorici – a partire dalle 16.

Raduno dei simulacri, previsto in piazza Portanova. Il percorso interesserà le principali strade della cittadina: via Trieste, via Roma, piazza Cesare Battisti - fino a piazza Ettore Imperio, dove la kermesse terminerà. In tale piazza vi saranno altri momenti di aggregazione, dedicati ai più piccoli: “Il paese dei balocchi”, questa la denominazione dell’evento, vedrà i bimbi protagonisti. Con il baby luna park ed altresì degustazioni prettamente carnascialesche (carnevalesche). Per ciò che concerne, invece, i carri mascherati si ringraziano, per l’adesione, anche altri sodalizi comprensoriali o non: “Alfonso Gatto” di Curteri, con il tipico ‘Ntreccio o Ballintreccio – tradizione sanseverinese “ritualizzata” anche in altri periodi dell’anno – il comitato festa “S. Nicola” di Coperchia (Pellezzano); la pro loco di Solofra; l’associazione “Madre Maria Pia Notari” a Capriglia di Pellezzano; “Sogno e realtà” di Baronissi; “84Zero84” (Lancusi di Fisciano); il sodalizio pellezzanese “Insieme per…”; “Alvaa” (Aiello e Acquamela di Baronissi); l’associazione giovanile “S. Anna” – frazione Pandola. I carri carnevaleschi, con relativi gruppi di ballo provenienti anche dalle scuole di danza irnine, si ispirano (in tale edizione) ai personaggi dei fumetti e/o dei film d’animazione: abbiamo – infatti – il simulacro “Kung fu panda”, “Il re leone”, “Il mondo di Topolino”, “I Griffin”, “Goldrake”, “Beep beep”, “Pinocchio e il paese dei balocchi”. Quest’ultimo a cura dei ragazzi de “Il gabbiano”. Proprio il giorno di carnevale (martedì grasso - 25 febbraio) vi sarà il bis del defilé – almeno per ciò che riguarda alcuni carri. Le allegorie e le mascherine daranno spettacolo dalle 10 del mattino in poi, per “Il paese dei balocchi di Pinocchio”. Anche in questa occasione vi saranno condivisione e gioia. Da piazza Dante (dove ci si radunerà) i carri si spargeranno per il corso Diaz; non mancheranno infine varie performance da parte dei giovanissimi allievi del primo e del secondo circolo didattico locale. Il tutto si concluderà con la magia e l’incanto del teatro dei burattini – grazie all’esperienza e alla perizia, alla maestria della celebre famiglia di Giò Ferraiolo (premio alla carriera riguardo un mestiere tramandato da tante generazioni, per ben 150 anni di “arte”). A S. Severino, però, il carnevale è già – in parte – “iniziato” giovedì 13 febbraio: in questa data, infatti, i commercianti del nuovissimo parco “Santina Campana” hanno organizzato un accorsato e ben riuscito “Carnival party”. Con start alle 16. L’evento è stato fortemente voluto dagli esercenti presenti nella frazione di S. Vincenzo (il parco è appunto ubicato in tal zona). Tra i protagonisti, i tenutari di una nota e affermata rivendita di cartoleria presente al “Santina Campana”. E tantissimi altri negozianti. Un’alternativa alle kermesse propugnate al corso Armando Diaz, dunque, da sviluppare ulteriormente. L’occasione è riuscita bene; tra mascotte per bambini, diverse postazioni di zucchero filato e di popcorn, balloon art. Molto interessante, nonché seguitissimo, è pure il carnevale a Montoro. La programmazione – sotto il titolo o denominazione “Carnevale si chiamava Vincenzo” (dalla pubblicazione omonima dell’antropologa Annabella Rossi) – prevede, domenica 23, un happening nella frazione Piano. A partire dalle 14.30. Ad aprire, è proprio il caso di dirlo, le danze ecco i ragazzi delle scuole medie di Montoro – assieme ad “Academy dance”, responsabile Piera Guariniello. A seguire: “A mascarata”, di Piazza di Pandola (Avellino); le esibizioni della pro loco di Pago del Vallo di Lauro; lo show di “Iris”; lo ‘Ntreccio di Forino; la “Quadriglia” e “Zeza” – antichissimi retaggi, anche nel Sanseverinese (Montoro confina con il paese di Mercato S. Severino) – da Rotondi; “Carnevale si chiama Zeza” – proveniente da Monteforte Irpino; gli spettacoli della pro loco della frazione montorese di Banzano; l’evento folkloristico della citata realtà di Curteri (“Alfonso Gatto”); “A Zeza con ‘Ntreccio” (pro loco – circolo S. Pantaleone, “Borgocarnevale” – da Montoro); “La pacchiana” (contadinotta, secondo un etimo “rurale”) direttamente da Montecalvo Irpino; “Radici” (ancora Montoro). Chiusura del carnevale col botto, martedì 25 alle 15. Tra le frazioni montoresi Piazza di Pandola, Borgo, Figlioli, Banzano. I Montoresi, giustamente orgogliosi delle loro iniziative antropologiche (tra Avellino e Benevento la ritualità carnevalesca è antichissima e densa, pregna di significati misterici; molto complessi ed articolati – anche a Montemarano e in altri paesi piccoli o grandi che siano), tengono a far sapere che in tutti i ristoranti presenti in zona potranno essere assaggiati piatti e leccornie della tradizione. Tra cui le chiacchiere – dolci conosciuti anche come frappe, bugie e cenci. Oltre alla “tradizionale” (per l’appunto) lasagna – nelle versioni partenopea e bolognese. Insieme al soffritto, già degustato il 17 gennaio – in occasione della ricorrenza di S. Antonio abate (Antuono). Si pensa, infatti, che tale santo dia origine al carnevale stesso. Il soffritto, lungi da essere una specialità “povera” (se non per il fatto che gli ingredienti, semplici ma ricchi di gusto, sono facilmente reperibili nelle cucine popolari), è calorico. È composto da sugo ristretto, con concentrato di pomodoro e peperoni - rigorosamente rossi (simboleggianti, apotropaicamente, il fuoco purificatore) e tanti pezzettini (tagliati finemente) di interiora di maiale. In particolare fegato, cuore, milza e reni (rognoni). Non devono assolutamente essere “ignorate” le foglie di alloro o lauro. La salsa deve opportunamente “pippiare”, creare piccole bolle d’aria. Anche il krapfen (o bombolone) è decisamente opportuno in questo periodo. Mentre la zeppola (fritta, a Napoli “graffa”, oppure al forno – come bignè) rappresenta l’Alfa greco, l’Alef o Aleph fenicio e viene consumata [sic!] a S. Giuseppe (19 marzo). Nell’arcaicità classica la zeppola stessa era protagonista di feste come le “Frictilia” o le “Floralia”. Il carnevale – invece – deriverebbe, secondo molti studiosi di Antropologia od Etnografia, dai cosiddetti “Saturnalia” romani. Oppure dai “Lupercalia” o dai “Bacchanalia” – sempre latini. Ovviamente i riti carnascialeschi erano già preesistenti a Roma – veicolati dal mondo ellenistico. La parola “carnevale” deriverebbe l’etimo da “Carnem levare” o da “Caro, vale” – ossia: “Levare la carne” oppure “Carne, statti bene (ciao)”. In contrapposizione – evidentemente – al tempo di Quaresima, con i suoi sacrifici e le penitenze da “infliggersi” per purificare ed elevare lo spirito in vista – poi – alla Pasqua del Cristo (dall’Ebraico Pesah – ovvero “passaggio” dal Mar Rosso degli Israeliti ma anche dal “saltare” ritmico dei sacerdoti ebraisti). Mentre Quaresima significa “Quadragesima dies” (quarantesimo giorno), carnevale vorrebbe anche poter significare “carrum navalis”: il carro “navale”, in riferimento alle allegorie. È pertanto una festa… “triste”, in quanto legato (pure) alla figura della morte (Pulcinella – spesso sulla “vecchia”, simbolo della sessualità – che assume i connotati “bianconeri” di vita e morte assieme – in Francia vi è il triste e malinconico Pierrot). Il carnevale ha reso celebri i personaggi della “Commedia dell’Arte”. Ognuno dei quali rappresenta un vizio caricaturato, in ogni regione d’Italia: abbiamo il dottor Balanzone (Bologna), il tirchio Pantalone (Veneto, facendo le pulci alle caratteristiche di ogni zona della Penisola), Brighella (attaccabrighe) e Meneghino; Buffalmacco (Toscana), Arlecchino e Colombina e poi Pulcinella o Lucrezia (Zeza) in Campania. Persino Capitan Fracassa, spaccone e millantatore (“coatto” romanesco), sarebbe derivato – secondo la studiosa Huguette Girauds – da Gaspare Sanseverino, rampollo della nobile schiatta dei Sanseverino. Ricca e potente famiglia che ha dato nome, lustro e vanto a Mercato S. Severino. Pulcinella significherebbe Puccio D’Aniello; Oddone di Polliceno; Paul Cinelli o Pulcino. Sono maschere, quelle di Pulcinella e le altre prima citate, che sicuramente compariranno anche tra la folla a S. Severino. Sebbene la tradizione di questa festa (appunto il carnevale) sia più viva – ad esempio – ad Ivrea (battaglia con le arance), a Viareggio, a Cento e – nel Meridione – a Putignano. Degna di considerazione e di nota – per tornare alla Valle Irno, a noi - anche la programmazione di Baronissi nonché quella di Fisciano. Che non svisceriamo proprio nel dettaglio (nei dettagli) – per non… “appesantire” maggiormente questo nostro servizio/incursione nei modi e nei tempi carnevaleschi. Festa anche pericolosa, come mostra l’esempio di Le Roy Ladurie. Ma questo è tutto un altro discorso, di natura antropologica “moderna” – differente, per alcune valutazioni di “osservazione partecipante”, dallo studio etnografico “ancestrale” e tout court. A Baronissi le edizioni carnevalesche sono molto affollate, vi è grande partecipazione. Tra le kermesse in auge nel 2020, ricordiamo – sintetizzandole opportunamente, proprio allo scopo di non rendere questo servizio troppo lungo – la sfilata dei carri di sabato 22 (ore 18 – ad interessare piazza Mercato e altre vie, prima di giungere a piazza Caduti di Nassirya) e quella del 25 alle ore 16. A seguire, vi sarà l’accensione del fantoccio di carnevale (o la “vecchia” o anche la “strega”, il “rei Momo”, il “re Tartufone”) a mo’ di capro espiatorio per i “peccati” delle ancestrali comunità o collettività rurali, contadine. Infine, tutto terminerà con la premiazione del contest per la maschera più bella (a cura della pro loco di Baronissi). Questo amarcord, questa memoria e/o memoriale ricorda l’iniziativa denominata “Il pulcinella d’oro” negli anni ’50 e ’60 a Mercato S. Severino – a cura del compianto intellettuale Gino Noia. A Fisciano, lo stesso un nutrito cartellone di occasioni goderecce per tutti i gusti e per tutte le età. Anche se sono particolarmente “privilegiati” i bambini, con una maggiore attenzione nei loro riguardi e confronti. Simpatica risulta, al proposito, l’idea degli “autobus dell’Allegria”: sabato 22 – in simbiosi con realtà del territorio: “EnergEtica”; “Enjoy”; “Il galeone dei sogni”; “84zero84” – due pulmini con tanto di animatori e mascotte si recheranno tra le varie frazioni fiscianesi per garantire un momento spassoso di festa e di letizia a tanti piccoli. Dalle 10 alle 12.30, saranno toccate le principali località di Fisciano: Soccorso (giardini pubblici), Gaiano (piazza Antonio Negri), Villa (giardini pubblici od oratorio), Penta, Carpineto e così via. Il programma completo è disponibile sul sito web del Comune localizzato nella Valle Irno. La sfilata vedrà protagonisti gli stessi simulacri “ospitati” a S. Severino o nei dintorni. La memoria delle nostre tradizioni culturali è importante; dobbiamo rifarci al passato per costruire, edificare un futuro di identità rivelate. Ecco il senso più profondo di questa strana disciplina che è l’etnografia. Seppure diversa, per alcuni tratti, dall’antropologia “moderna” (come abbiamo avuto modo di ricordare). Tra culture e sub-culture – sviscerate da studiosi del calibro di De Martino e della già citata Annabella Rossi.

09062017 AnnaMariaNoia

Riceviamo e pubblichiamo volentieri un articolo della 
Dott.ssa  Anna Maria Noia.

 

 

 
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