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News sul territorio Cronaca i 100 anni di Arturo Iuliano. una bella festa a Bracigliano
i 100 anni di Arturo Iuliano. una bella festa a Bracigliano PDF Print E-mail
Monday, 10 February 2020 00:00

vinoGrande affluenza di pubblico ed ingresso trionfale – con tanto di banda musicale, ad intonare “Tanti auguri a te” e altre arie – per il centesimo compleanno del pediatra e medico condotto di Bracigliano Arturo Iuliano. Il lieto evento è stato “celebrato” sabato 8 febbraio scorso, dalle 16.30. Padre di Gianni – noto e stimato senatore della Repubblica, politico e sindaco di Bracigliano dal 1993 al 2002 (anch’egli laureato in Medicina, svolge la professione di oculista) – e di Giuliana e Paola, il simpatico e arzillo “nonnino” è stato protagonista di una piacevole festicciola a palazzo De Simone nella ridente e amena località della Valle Irno e del Sarno.

Un vero e proprio bagno di folla, per questo umile ma schietto protagonista di circa ottanta anni di storia locale, nel paese della musica e della ciliegia. Ma anche del mallone (piatto a base di verdure), del “mascuotto” e della rinomata soppressata. Una location prestigiosa, per un anniversario suggestivo e non privo di note di commozione e di emozione. Attorno a lui, come sempre, l’affettuosa famiglia. “Radunata”, per l’occasione, con tanto di foto (appunto celebrativa) tra nipoti (quattro) e pronipoti (ben cinque). L’ultimo pronipote, per la quarta generazione degli Iuliano, è il piccolo Leonardo. Giunto al secolo di vita, nella “terra dei longevi” (proprio Bracigliano, dove gran parte della popolazione è in età senile lucidamente e dove si contano una decina di centenari), Arturo ha visto tanta gente a tributargli onore e affetto – durante la proficua occasione. Condita da momenti conviviali, grazie a un ricco buffet (sia dolce che a base di pietanze salate) e a dei brindisi. Non sono mancati, come detto sopra, emozioni e istanti “forti”. Centinaia di persone, Braciglianesi e non, hanno letteralmente gremito e affollato palazzo De Simone; sede del parco letterario “Il cunto de li cunti” – che si richiama all’autore barocco Giambattista Basile. Si tratta di una raccolta di fiabe, conosciuta anche come “Il Pentamerone”. Numerose le attività ed iniziative promosse dal parco letterario. Oltre a parenti, amici, conoscenti – anche migliaia, secondo alcune stime sommarie – la sala era piena di autorità (civili, religiose, militari) e di colleghi del “vecchietto” e/o di Gianni. Ad accogliere il “nonno”, il primo cittadino Antonio Rescigno con alcuni esponenti dell’amministrazione comunale (presente anche l’ex sindaco Ferdinando Albano e altri ancora); l’attuale sindaco di Castel S. Giorgio (dove Arturo è nato, precisamente l’8 febbraio 1920) Paola Lanzara; alcuni rappresentanti dell’Ordine dei Medici di Salerno – come Luisa Pellegrino, in luogo del presidente Giovanni D’Angelo; tanti colleghi e/o rappresentanti istituzionali di ogni dove. Con la banda “Città di Bracigliano” – rigorosamente – e l’ottimo catering proveniente da ristoranti della zona. Tutto offerto a cura dell’amministrazione. Cento garofani rossi, ad indicare la “provenienza” politica di Iuliano senior (tra i socialisti), e una grande e gustosa torta hanno completato – tra palloncini indicanti il numero cento – il quadro, per la bella riuscita della manifestazione. A “moderare” il tutto, ironicamente; quale un ideale “Amadeus” dal palco di Sanremo a palazzo De Simone, il figlio Gianni. Dapprima ha parlato Rescigno, che ha descritto la situazione come “un momento importante per un uomo che ha sempre rappresentato un punto di riferimento per la comunità della cittadina”. A fargli da contraltare, il sindaco sangiorgese Lanzara; ella ha espresso parole di elogio e di plauso verso il festeggiato, “faro luminoso” per tutti. Come dono, i due sindaci – che hanno creato, “in progress”, anche un gemellaggio tra S. Giorgio e Bracigliano – hanno consegnato l’atto di nascita del medico Iuliano; un documento opportunamente incorniciato. I medici, invece, hanno regalato un distintivo onorifico. Arturo, laureato sotto il governo di Umberto di Savoia – il famoso “re di maggio”, dopo l’abdicazione di Vittorio Emanuele III – che sedette a capo del Regno d’Italia solo per pochi giorni, dopodiché assurse la Repubblica, è stato da tutti descritto come un uomo senza peli sulla lingua. Schietto, ma umile e disponibile. Erano tempi, quelli del 1946 – allorquando vinse la condotta nel paese (dopo aver partecipato al secondo conflitto mondiale, con episodi di fughe rocambolesche nelle campagne di Mercato S. Severino) – in cui nessuno si recava in ospedale, se non per malattie gravissime. Come – ancora adesso – attuano i nostri anziani, radicati nella propria realtà e attaccati, abbarbicati alle loro radici. Ai costumi dei “patres”. Per questo, il medico di paese (accanto al prete, al maestro, al barbiere e alla levatrice) costituiva una sorta di “confidente” per moltissime famiglie di questa zona “rurale”, nel senso non deteriore del termine. Specializzato in pediatria, il signor Arturo veniva chiamato per qualsiasi ragione: per le gravidanze, per estrarre denti, per tutti i malanni possibili e immaginabili. Ma questo anziano ha saputo, con la nobiltà d’animo e con tanta signorilità, conquistare la sua collettività. Nella quale vive da decenni. Pur avendo, parole del figlio Gianni, una cappella gentilizia proprio a Castel S. Giorgio. Nel suo “mestiere”, che è poi una vera e propria “missione” (per gli anglofoni: “mission”), non è venuto mai meno il dialogo; il rapporto tra medico e paziente. Come ha avuto modo di sottolineare la Pellegrino – in rappresentanza (lo abbiamo scritto prima) dell’Ordine dei Medici di Salerno. Nell’agosto del ’46, ha asserito infatti la dottoressa, l’iscrizione all’Albo comprendeva solo pochissime “presenze”. Il numero di medici abilitati, in quel periodo, era di 788. A differenza della situazione attuale e contemporanea, con circa 11mila aderenti all’Albo – di cui 7mila effettivi. Così nella location di palazzo De Simone. A detta di Gianni, questo edificio ospitava delle suore e – per l’appunto – lo studio medico di Arturo. Quinto di nove figli, dunque, il Nostro ha vissuto un’esistenza intensa e prodiga di affetti e saldi legami; carattere forte, combattivo, verace e sommamente attivo ha sempre dedicato tutto il suo tempo alla famiglia e alla professione. Arturo Lucio Mario, all’anagrafe – è espresso nell’atto di nascita “regalato” (in cornice) da Antonio Rescigno e da Paola Lanzara – ha sposato nel 1950 una donna, una virago o pasionaria, altrettanto forte: Antonietta Senatore, la donna della sua vita. Il prossimo 4 aprile Antonietta compirà ben 92 anni. Il matrimonio, un tempo, era infrangibile; era l’istituzione più salda e “sacra”. Quindi anche il matrimonio tra Arturo e la compagna di tutta l’esistenza può essere, sicuramente, di esempio alle nuove generazioni. Come pure lo dovrebbero essere i sacrifici e gli alti valori morali della famiglia Iuliano. Proprio i giovani, nella fattispecie i membri del Forum della Gioventù braciglianese, hanno apprezzato il “nonnino” e gli hanno “confezionato” (a sorpresa) un bel video. Dove nonno Arturo racconta sé stesso e gli episodi della vita seduto in poltrona, dinanzi a un caminetto dal fuoco scoppiettante. Tra i momenti clou della festa, la lettura di alcuni bei pensieri e di un breve componimento da parte dell’amico di sempre (del figlio e della famiglia, più specificamente) Michele Sessa. Giunto apposta da Lancusi; Sessa è poeta e giornalista. La sua ode rappresentava un brindisi con un bel bicchiere di vino. Altro istante immenso, l’elargizione di una pergamena da parte del poeta Mario Senatore – a cura dei Cavalieri di S. Giorgio in Carinzia, associazione con scopi morali e alti. Tutti hanno voluto dare il proprio saluto, a mo’ di omaggio, al festeggiato; oltre ai pazienti di Arturo – provenienti anche dalle frazioni sanseverinesi Torello, Ciorani e Carifi – vi erano persone di Giffoni e anche (pare) esponenti della cultura italiana e/o conoscenti in America (Florida) – ovviamente collegati via web, non presenti fisicamente ma col cuore. Un vero e proprio amarcord, dunque, quello attuato dalla famiglia e dagli amici del dottore. Tanta, antica sapienza – da parte sua e dei familiari; Arturo è ancora giovane di spirito, vitale, fermo, persino spiritoso; allegro. Tra foto di rito e tante sorprese, in molti hanno speso belle parole su di lui. È stato infatti definito “solido”, “serio”, “umile”, “ricco di cultura”. In particolare nelle parole del vate Sessa. Che ne ha delineato e decantato “il rispetto verso la sua gente, la comunità”; “l’ardente volontà”; “la sublime vocazione di dottore”; i sentimenti di “giustizia sociale”. E tanto altro ancora. Come la sua mancanza di dogmaticità e l’ironia, che lo hanno sempre contraddistinto. Che dire, infine? Certamente il Nostro ha tracciato un segno importante per Bracigliano e per tutti coloro che gli sono stati vicini e/o che lo hanno affiancato. Scoprendone i lati più umani e pregnanti, quelli della personalità di un uomo buono.

09062017 AnnaMariaNoia

Riceviamo e pubblichiamo volentieri un articolo della 
Dott.ssa  Anna Maria Noia.

 

 

 
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