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News sul territorio Cronaca Al teatro di Mercato S. Severino spettacoli di Gennaio/Febbraio
Al teatro di Mercato S. Severino spettacoli di Gennaio/Febbraio PDF Stampa E-mail
Mercoledì 25 Dicembre 2019 00:00

poesiaBen tre bus-navetta, con circa centocinquanta spettatori – tra abbonati e altri avventori – si sono recati al teatro Augusteo di Napoli, venerdì 31 gennaio scorso: alle 21 in punto, grande successo per “Aggiungi un posto a tavola” – storico musical della “premiata ditta” Garinei e Giovannini. Siamo a Mercato S. Severino, ridente centro della Valle Irno. Dove – da decenni – il cinema e teatro comunale (in un’unica struttura) “fanno” cultura e sono punto di riferimento per tutto il territorio. Già in passato, con la cooperativa “Praxis” (privati) e con il supporto di Franco Coda, il teatro e cinema ha visto rassegne di altissimo livello (con la presenza di Tadeusz Kantor, Mariano Rigillo e Leo De Berardinis – ad esempio, tra tanti altri).

Poi la struttura è divenuta comunale. Ma garantisce e – si spera – garantirà ancora una grande qualità, con l’attenzione verso le pièce da proporre al pubblico. Commedie e/o spettacoli vagliati (attualmente) dal giovane Michele Stornaiuolo – sulle orme del compianto padre, Fabio. Michele collabora con i gestori del teatro sanseverinese giunti qui da Napoli circa due anni fa: si tratta della famiglia Caccavale, già tenutaria del “Politeama” e – nella nostra fattispecie – dell’Augusteo. In “Teatro più”. È nato così un profondo connubio, di arte e di intenti. Culminato, se così si può dire, nella peculiare “formula” di “Teatro in movimento”. All’interno della programmazione (teatrale) sin dall’insediamento dei Caccavale. E quindi eccoci qui, su un ideale ponte – tra S. Severino e la “grande”, magica realtà partenopea. “Aggiungi un posto a tavola” è il secondo appuntamento “in trasferta” per quanto concerne – proprio – “Teatro in movimento”. Il primo step di tale formula è stato vissuto all’inizio della stagione 2019/2020, con la signorilità dell’istrione e chansonnier Massimo Ranieri – in data 22 novembre. La commedia musicale di venerdì 31, cui seguirà – a breve (7 febbraio prossimo) – “I cavalli di monsignor Perrelli”, con l’incommensurabile Peppe Barra, ha visto la partecipazione di Gianluca Guidi. Figlio d’arte dell’altrettanto famoso showman Johnny Dorelli e della nota attrice Lauretta Masiero, sta ripercorrendo l’esempio paterno (e materno) dal quale si è gradualmente “distaccato”, mostrando un carattere e una personalità propri e vantando un proficuo curriculum, di tutto rispetto. Sui social network si parla a lungo di lui. Ad affiancare il “rampollo” (affettuosamente…) di casa Dorelli/Guidi sul palco, ecco Emy Bergamo, Marco Simeoli, Beatrice Arnera, Piero Di Blasio. Con, anche Francesca Nunzi. Il musical, scritto insieme a Jaja Fiastri – liberamente ispirato ad “After me, the deluge” (David Forrest) – vanta le coreografie di Gino Landi; la regia (quella originale) di Pietro Garinei e Sandro Giovannini; la direzione musicale a cura di Maurizio Abeni. Voce… “di lassù”, di Enzo Garinei. Musiche originali, secondo la fantasia e l’estro (artistici) del celebre Armando Trovajoli. La trama della due atti è molto articolata, getta uno sguardo sorridente su temi attuali ma trattati con leggerezza e ironia. Il testo comprende numerosi personaggi: il simpatico e ammiccante (nel senso buono) don Silvestro – un parroco assai paziente e disponibile con i fedeli (il plot è ambientato in un non ben specificato paesello di montagna, dove il sacerdote organizza uno spettacolo al fine di educare i parrocchiani al perdono e alla comprensione); Clementina – figlia del sindaco del paese, Crispino (personaggio infido, attaccato al denaro e in eterno conflitto con don Silvestro) – innamoratissima da sempre del prete; il sindaco Crispino; Consolazione – donna di facili costumi che avrà un ruolo chiave nello svolgimento della commedia; il “sempliciotto” Toto – ragazzo buono e umile, che infine impalmerà Consolazione; Ortensia, moglie di Crispino – donna petulante ma di cuore. Infine, oltre al cardinale, vi sarà la voce “fuori campo” di Dio – che impone a Silvestro la costruzione di un’arca, per un secondo diluvio universale dovuto ai peccati degli uomini; nella fattispecie del paesino montano in cui è svolta l’azione. Tanti gli intrighi, bonariamente affrontati nel copione, che coinvolgono questi personaggi e/o protagonisti. La voce del Signore – il posto da… “aggiungere” a tavola è per Lui – giunge impetuosa e tonante. Severa, autorevole. Un cult e must degli show teatrali, dunque, è “Aggiungi un posto a tavola” – pietra miliare della storia dello spettacolo italiana. Lo show offerto da “Teatro più” è stato senz’altro molto ben interpretato e ciò ha raggiunto il gradimento del severo uditorio, del pubblico sanseverinese – sempre esigente. Venerdì 7 febbraio – ore 21 – largo a “I cavalli di monsignor Perrelli”, scherzo in musica in due tempi. Con Peppe Barra, figlio “d’arte” di Concetta Barra ed erede della tradizione partenopea più verace. In scena, almeno in altre realtà drammaturgiche, Patrizio Trampetti; Enrico Vicinanza – spesso al fianco di Barra, anche ne “La cantata dei pastori” – nonché Luigi Bignone. Scene, Carlo De Martino; costumi a cura di Annalisa Giacci; per le musiche, invece, ecco Giorgio Mellone. Regia di Lamberto Lambertini. Secondo le note di regia, le sinossi e la critica, questa pièce (che sigla, segna, sancisce il “ritorno” della collaborazione tra Barra e Lambertini, “coppia” ideale degli spettacoli a Napoli e oltre – colleghi da tempo “lontani”) appare “un giocoso e surreale, originale atto unico”. Anche se la musica che pervade le scene è, in realtà, in due tempi. Una volta, una pièce simile veniva denominata “prova d’attore”, ma codesta è anche una… “prova d’amore”: amore verso la drammaturgia – in primis; amore per questo “mestiere” che è in realtà una “missione” – coronata da tanti sacrifici e dalla passione nei confronti del “fuoco sacro” dell’arte. Monsignor Perrelli, sembra, è il protagonista di una peculiare “leggenda”, se così possiamo affermare - metaforicamente. Un uomo di chiesa ma anche un eccentrico uomo di scienza, artefice di stupefacenti invenzioni. Durante l’epoca dei Borbone. Nei panni della perpetua del monsignore, Méneca, vi è proprio Peppe Barra – travestito da donna per la prima volta, dopo l’interpretazione ed esibizione ne “La gatta Cenerentola”. Un rapporto dicotomico, quindi, quello tra il presule (o prelato) e la badante. Un legame esilarante, fonte spontanea di gag e risate – di comicità. Méneca attua lunghi monologhi sul palco – “contro” (apparentemente), se vogliamo, il “padrone”. Di cui, però, poi si prende sempre cura. Mentre il monsignore è perennemente con la testa tra le nuvole, la perpetua è invece pragmatica e coi piedi per terra; saldamente ancorata alla realtà. Due facce della stessa medaglia – possiamo affermare – rappresentanti e simboleggianti (per chi scrive) il carattere napoletano, mediterraneo, partenopeo; in bilico tra il sogno e l’arte di arrangiarsi tipicamente pulcinelliana. Tra teoria e pratica, dunque. Diversi, nella messa in scena, i linguaggi musicali; diversi, variegati e con intermezzi canori originali, rari. Essi affondano nel profondissimo labirinto della nostra memoria – sia essa popolare che “nobile”. Quella degli avi, dei “patres”. Uno show per grandi e piccini, allora, intriso di una vena malinconica. Di una nostalgia che guarda al futuro, piuttosto che rivolgersi al “semplice” passato. È questo il senso della mise en scene, che farà sorridere – certamente – ma anche (“umorismo pirandelliano”, avvertimento del “contrario”) riflettere. La prima edizione di tale elaborato risale al 1991. Sul testo e, in generale, sul plot si sono espressi tanti ed importanti critici teatrali, che ne hanno evidenziato i caratteri di surrealtà e fantasia. Appuntamento a venerdì 7 febbraio, quindi. Per un momento di alta drammaturgia, nella sia pur piccola realtà di un piccolo/grande centro urbano al Sud: Mercato S. Severino.

09062017 AnnaMariaNoia

Riceviamo e pubblichiamo volentieri un articolo della 
Dott.ssa  Anna Maria Noia.

 

 

 
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