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Cultura Mostra di Alfonsina Sica fino all’11 agosto
Mostra di Alfonsina Sica fino all’11 agosto PDF Print E-mail

pittore

Dal 29 luglio, fino all’11 agosto, palazzo Vanvitelli di Mercato S. Severino ospita l’artista Alfonsina Sica. Anch’ella nell’ambito delle iniziative veicolate e mutuate dal sodalizio “Dana”, di Agropoli. Anch’ella tra la quarantina di espositori che hanno preso parte alla prima Biennale d’Arte al corso Diaz, a S. Severino – in origine – e in seguito ad “Artisti al Vanvitelli”. Una mostra itinerante, della durata di due settimane (all’inizio, invece, le retrospettive duravano solo sette giorni), che prevede la rotazione di tali denominati “fantasiosi”. Come per i “protagonisti” precedenti, anche la personale di Alfonsina Sica potrà essere rimirata nei consueti orari di apertura al pubblico del Comune (appunto palazzo Vanvitelli).

Indicativamente, dalle 9 alle 12.30 di ogni giorno. L’esposizione ha titolo: “Corpo di calla”. Alla domanda su cos’è l’arte per lei, la Nostra ha risposto: “E’ una delle domande che mi sono sempre posta nel corso degli anni; ma non so se darò mai una risposta precisa a tale quesito. Sarà per la mia giovane età, sarà perché si è sempre in cerca di risposte e di consapevolezze ma concepisco proprio l’arte come un qualcosa di sempre diverso, di mutevole. Addirittura ho dubbi su come la pensavo in momenti precedenti. Ora come ora, l’arte rappresenta per me la lente con cui filtro ogni cosa che sia fuori o dentro di me. È il linguaggio della mia visione del mondo, della percezione che ho di esso. Il linguaggio attraverso il quale racconto storie, rifletto, protesto, esprimo la mia interiorità, pongo dubbi, invito chi guarda a formulare un pensiero critico su determinate e attuali tematiche. Fare arte, per me, significa essere ascoltata e darmi voce”. Cosa intende, lei, rappresentare con i suoi lavori e le opere? “Se arte è linguaggio, l’opera d’arte veicola un messaggio; un concetto. Ultimamente sono fissata con la figura del corpo umano, “Corpo di calla” – infatti – racchiude in sé una ricerca, iniziata (inconsapevolmente) tanti anni fa; dai primi manufatti ad adesso. Dapprima il mio interesse verteva sul corpo femminile, in tema con i fiori e la loro simbologia. Poi sono passata alla mitologia, all’iconografia di divinità muliebri: la dea bendata o Fortuna; Persefone – la romana Proserpina, signora degli Inferi (moglie, con l’inganno del melograno, di Plutone o Ade – nota dell’autrice) che scandisce l’avvicendarsi delle stagioni. In questi ultimi tempi, invece, sto riflettendo sulle tematiche dell’accettazione o del “sentirsi bene”. Sempre dal punto di vista dell’organismo umano. Grazie a questi argomenti, hanno avuto inizio le mie serigrafie – introdotte nel progetto “Ludika Pt 1”. Ho lavorato, per la prima volta, sul mio coro – realizzando autoscatti che sono stati editati (sottoposti all’editing) e indi digitalizzati per essere infine stampati adoperando le tecniche serigrafiche. Non sempre ho avuto un rapporto facile con il mio proprio organismo – rivela l’artista – per cui ci è voluto tempo per farmi apprezzare i miei, anche piccoli, difetti. Le opere che realizzo sono testimonianza del mio percorso personale – ancora in corso e ben lungi dal terminare. Importante è accettarsi, sentirsi bene con sé stessi, giocando col corpo; guardandosi allo specchio; riprendendosi con una fotocamera”. “Dipingo da poco, relativamente. Mi sono, in realtà, avvicinata da bambina all’arte – da autodidatta. Negli ultimi anni però ho scoperto la passione per la pittura, grazie all’Accademia e all’ambiente artistico che frequento. Ho iniziato col disegno, quasi una… “terapia” per esprimermi. Ciò sin da piccola. Disegno per esprimermi, per raccontarmi, per esorcizzare le mie paure e per buttar fuori sentimenti positivi o negativi. Ad alimentare il mio “fuoco sacro per l’arte”, i miei genitori – che sin da piccola mi hanno permesso di frequentare appositi corsi pomeridiani legati all’arte stessa (il disegno). Poi ho proseguito gli studi, liceo scientifico, infine ho capito che la fisica e la chimica non mi attraevano come la pittura: mi sono, pertanto, iscritta all’Accademia di Belle Arti di Napoli – indirizzo:  Grafica d’arte e illustrazione. Mi si è quindi aperto un mondo nuovo: quello delle incisioni, delle xilografie, delle stampe. Per quanto riguarda il fumetto, invece, trovavo che questa branca delle arti mi fosse più noto o meno sconosciuto – maggiormente familiare. Proprio essendo questa “tecnica” più comune tra i ragazzi e le persone in genere. Non ho mai abbandonato l’illustrazione; contestualmente, però, mi sono perfezionata in Grafica appunto d’Arte. Sto ricercando sempre nuove sperimentazioni, proprio in materia di stampe”. E gli artisti di riferimento? “In questo preciso momento, non so chi siano – a chi io mi ispiri; sono in una fase di ricerca molto profonda – tanto da avere difficoltà nell’etichettare il mio stile. Tutto ciò allo stato attuale. È il pubblico ad assegnarmi uno stile personale; nel passato – ad esempio – in tanti sostenevano che io fossi in linea con Egon Schiele e con Gustav Klimt. Che poi rappresentano alcuni tra gli artisti che preferisco. Grazie anche allo studio e all’applicazione, adesso il mio modo di dipingere è cambiato, diversamente nel tempo: i cosiddetti miei punti di riferimento sono diventati personalità che hanno influenzato le mie ricerche”. “A livello concettuale – più che pratico o tecnico. Ho posto la mia attenzione anche sull’arte concettuale. Senza tralasciare il cinema, la fotografia, la videoarte e il mondo delle performance”. Insomma, la Nostra è un’artista eclettica e poliedrica – a 360 gradi. Prosegue la sua introspezione: “Tra coloro che ora mi ispirano, vi sono: Giulio Paolini, Francesca Woodman, Marina Abramovich, Edward Weston, Francis Bacon – tanto per dirne o citarne alcuni. Per la grafica d’arte, poi, attualmente prediligo autori quali Katsushika Hokusai – conosciuto per “La grande onda” – e Remo Wolf – tra i più grandi incisori italiani nel ‘900”. Riguardo alla concezione dell’Arte, ella esprime: “Certamente è quella di smuovere qualcosa in chi guarda – in chi sta al di là dell’opera. L’opera stessa deve arrivare a toccarci l’anima, a farci riflettere, persino a farci storcere il naso o a farci infuriare o commuovere. Questo è il vero scopo delle creazioni artistiche. Il fine della mia e altrui arte. Che apre gli occhi e smuove le menti. Un intento di denuncia, essendo nel sociale. Tutto funziona solo se l’arte è osservata, apprezzata, capita, esperita. Altrimenti è inutile, autoreferenziale. L’arte, facendo parte del retaggio culturale di ciascun essere umano, è fondamentale per vivere. Con la cultura si è liberi; infatti essa è sempre stata temuta da chi preferisce l’umanità ignorante. È facile, oggigiorno, avere a che fare con persone senza senso critico; incapaci spesso di reagire agli stimoli. “Perché cambiare?” è la domanda da abolire nel mondo contemporaneo. Purtroppo la dimensione artistica oggi viene vista e considerata come “qualcosa di cui fare a meno”, un orpello quasi inutile e certamente non necessario a soddisfare bisogni indotti dalla comunicazione pubblicitaria. Infatti gli istituti d’arte stanno praticamente chiudendo; lo studio della Storia dell’Arte nei licei vive un ruolo sempre più marginale. Spero che i ragazzi moderni, le nuove generazioni imparino a dare all’arte il giusto valore, la giusta attenzione. Così da capire, comprendere, meglio ciò che sta accadendo attorno a loro” – chiosa Alfonsina Sica. Le altre mostre proseguiranno prossimamente.

09062017 AnnaMariaNoia

Riceviamo e pubblichiamo volentieri un articolo della 
Dott.ssa  Anna Maria Noia.

 

 

 
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