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la Pieve di Santa Maria a Rota, oggi San Marco

la Pieve di Santa Maria a Rota, oggi San Marco

04092016 castelloPrima ancora che il Castello di San Severino dominasse la valle dalla collina del Parco, il cuore amministrativo e religioso del territorio batteva a Curteri. Qui sorgeva il locus Rota, sede del Gastaldato longobardo, un centro di potere civile e giudiziario di primaria importanza nell'Alto Medioevo, a capo di un'estensione territoriale vastissima indicata nei documenti con la dicitura «finibus Rotense» o «Rotense finibus».
Negli anni passati, la zona è stata oggetto di scavi archeologici che hanno riportato alla luce resti di villae di epoca romana e strutture medievali.

La Confraternita dell'Immacolata

La Confraternita dell'Immacolata

SigilloLa fondazione di questa congrega si fa risalire all'anno 1587. Essa aveva sede nella cappella attigua al Cappellone dell'Immacolata nella chiesa di S. Francesco di San Severino (attuale chiesa di Sant'Antonio) amministrata dai laici nel temporale e dal padre guardiano e da un suo delegato nello spirituale. Tra i contributi dovuti dai fratelli ai padri vi erano anche carlini 10 per la concessione del luogo dove fu fondata la Terrasanta e altri carlini 10 per la "pietanza" ai religiosi del convento in occasioni della festa dell'immacolata concezione.

La Confraternita di S. Maria delle Grazie di Spiano

La Confraternita di S. Maria delle Grazie di Spiano

SigilloIl 21/04/1547 diversi abitanti del villaggio di Spiano si riunirono in parlamento per deliberare sulla costruzione di una cappella intitolata a S. Maria delle Grazie. In quel giorno al suono del campanello si ritrovarono nella pubblica piazza confinante con i beni di Angelo de Salvato, eredi Adamicio de Romano e del notaio Ettore Cassiano, il quale stese l'atto, i seguenti confratelli di S. Maria delle Grazie: Cosimo Romano, Angelillo de Salvato, Benedetto dello Piro, Simonetto de Salvato, Pellegrino de Salvato, Marino Ceruso de casale Oscato, Parisi de Salvato, Gregorio de Romano, Francesco de Luca, Martino de Romano, Verlinaolo de Romano, Princio de Salvato, Matteo de Romano, Giov. Domenico de Iannone, Sabato de Iannone, Carlo de Salvato, Cosimo de Iannone, Adarenzio de Iannone, Pietro dello Piro,

La Confraternita del SS. Sacramento dei casali di S. Martino e S. Vincenzo

La Confraternita del SS. Sacramento dei casali di S. Martino e S. Vincenzo

SigilloLa congrega venne eretta nell'altare maggiore della parrocchiale di S. Martino il 5/5/1587. I fratelli indossavano sacchi bianchi, mozzetti rossi e cappelli bianchi. I curati delle chiese di S. Martino e S. Vincenzo dovevano essere presenti in tutti i parlamenti della congrega "avendo la prima voce il curato dove si tiene la riunione nonchè intervenire in tutti gli istrumenti di compere, censi, vendite, accensioni di candele, affitti e quietanze assieme con il mastro. La festività del Sacramento si celebrava un anno per parrocchia a spese del sodalizio. L'elezione degli ufficiali avveniva nella domenica infra l'ottova del Corpus Domini.

La confraternita di S. Maria della Libera del Casale di Pandola

La confraternita di S. Maria della Libera del Casale di Pandola

SigilloQuesta congrega è una delle più antiche dell'area sanseverinese essendo già operante nella metà del secolo XIV. Nella S. Visita del 1564 si afferma che sotto la locale chiesa di S. Fortunato esisteva "una cappella di confraternità di S. Maria à Libera" Il cappellano era Bartolo Cacciatore, il rettore don Decio de Vivo e la parrocchia contava 55 fuochi di figliani. L'ospedale, annesso alla congrega venne eretto nel 1577. Il 24 febbraio di quell'anno l'arcivescovo Colonna concesse facoltà ai fratelli di erigere "un ospedale per i poveri alendis infermi da curare attualmente in casa con ecclesia S. Clara de Pandola soppressa per nostro precedessore con stato monache che esisteva con reddito seminario puerorum in "Città di Salerno".

Ruggero II di San Severino (1237 - 1285)

Ruggero II di San Severino (1237 - 1285)

04092016 castello

Premessa. L’assedio in cui persero la vita Tommaso I e suo figlio Guglielmo II si svolse presso il castello di Sala Consilina, venuto in loro possesso con l’acquisto della Contea di Marsico. Questo castello capitolò prima di quello di Capaccio, dove vi erano asserragliati gli altri congiurati. I nobili, per ordine di Federico II di Svevia, furono tutti trucidati e mutilati; alcuni storici coevi sostengono che, ancora vivi, vennero rinchiusi in sacchi di cuoio insieme a una scimmia, un serpente e un gallo – nemici naturali tra loro – e poi gettati nel mare di Paestum.

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