Festeggiamenti per San Rocco a Settembre 2026

Festeggiamenti per San Rocco a Settembre 2026

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Ed eccoci all’ennesima “edizione” dei festeggiamenti per S. Rocco, a Mercato San Severino. In realtà, molte celebrazioni in onore del nobile taumaturgo di Montpellier si sono già “svolte” il mese scorso – in alcune frazioni di San Severino. Come Torello, Carifi e altre aree dell’hinterland sanseverinese. Dove il culto per tale personaggio carismatico – invocato soprattutto in casi di peste – è ancora vivido e sentito. Come succede pure a Castel San Giorgio e a Siano – località del Salernitano che prima facevano parte dell’antico Stato di Sanseverino [sic!]. Dal 1812, almeno. Dopo le leggi eversive dalla feudalità.

Torniamo a noi: al capoluogo, esattamente presso la parrocchia di S. Maria delle Grazie in S. Giovanni in Parco, il santo viene commemorato a settembre. Pure se la sua festa onomastica – ovvero la “nascita al Cielo” (“dies natalis”) – cade e ricorre il 16 agosto. Nel bel mezzo della canicola estiva. Perché tutto questo? Forse perché ad agosto, sempre al capoluogo, già si celebra l’altro compatrono della cittadina: S. Vincenzo Ferreri, venerato in aprile. Forse per un’antica tradizione, legata – sempre probabilmente – alla disponibilità dei Sanseverinesi sparsi nel mondo di raggiungere la città, per onorare questi protettori. Sta di fatto che – da tempo, ormai – il centro di San Severino dedica i festeggiamenti a Rocco particolarmente in settembre. Veniamo, velocemente, al programma di eventi. Stavolta, per il 2026, le celebrazioni sono concentrate nei giorni 12 e 13 settembre. Tra pochissimo. Tutto presso la chiesetta di S. Maria delle Grazie, al centralissimo corso Diaz. Comunemente detta: “Parrocchiella” – per le dimensioni molto piccole. Qui, il parroco don Vito De Nicola – assieme alla madre e alla sorella – morì sotto le bombe della Seconda guerra mondiale. In seguito, la chiesetta fu ricostruita. Venne danneggiata dal sisma dell’80. Gli happening – sia religiosi che civili – si terranno in tal luogo, anche perché vi è una statua di S. Rocco. Da giovedì 10 – e poi l’11 e 12 di settembre – parte il consueto triduo in preparazione alla festa principale. Dalle 18.30, prevista la recita del S. Rosario e – a seguire – la celebrazione eucaristica. Domenica 13, dopo le Messe delle 8 e delle 9.30 – quindi quella “solenne” delle 11 – si attenderà con emozione e trepidazione la processione delle 19. Con i simulacri di Rocco e di S. Giuseppe portati a spalla, per le vie di Mercato San Severino. Programma civile: in data di sabato 12, nome di Maria Vergine, corso Diaz si aprirà a diversi momenti di attrazione e buon umore. Dalle 20, l’arteria principale di San Severino vedrà le esibizioni di artisti di strada e la presenza di stand offrenti popcorn e zucchero filato. Distribuiti gratis a tutti. Non mancheranno giostre e luna park, in piazza XX Settembre – alias “o mercato de vacche”. Dinanzi il salone parrocchiale – inoltre – alle 20.30 vi saranno spettacoli di prestidigitazione e/o “magia”. Dopo, balloon man e mangiafuoco si sposteranno davanti al bar “Fortunato” – per le 21.30. Contestualmente, saranno estratti i biglietti vincenti – per l’apposita lotteria dedicata al santo. Domenica 13 settembre, alle 8.30, per le strade della cittadina si esibirà la banda “Città di Castel San Giorgio”, diretta dal maestro Antonio Esposito. Dopo la già citata processione, in auge nel programma religioso, ecco lo spettacolo pirotecnico in piazza Ettore Imperio. A cura di “Salvati fireworks”. Per concludere in bellezza. San Severino – occorre dire – è piena di fervore e di entusiasmo. Qui tutte le venerazioni sono genuine, spontanee e rigorose. Grazie alla cittadinanza tutta e ai numerosi “pastori” religiosi avvicendatisi nel corso degli anni. Sia al capoluogo che nelle frazioni – ben ventidue – dove si omaggiano la Madonna addolorata (a Spiano nel periodo pasquale e a Lombardi a settembre), S. Vincenzo Ferreri, S. Rocco, S. Antonio di Padova e S. Francesco – al centro del paese, ovvero nella frazione Mercato – S. Anna, S. Fortunato, S. Magno (tra Pandola e Acigliano) e altri santi patroni meno noti o conosciuti: S. Eustacchio. Ancora, S. Vincenzo martire (gennaio) con S. Pasquale Baylon (a maggio) – per ciò che attiene la frazione di S. Vincenzo. Sono tutti esempi di devozioni risalenti alla classica, “fatidica” notte dei tempi. Viva tutta Mercato San Severino – quindi – viva la sua gloriosa storia e i santi come Tommaso d’Aquino (le cui due sorelle, Maria e Teodora, erano andate in sposa ai principi Sanseverino). Viva la nobile schiatta – appunto – dei Sanseverino, stirpe di origini normanne, capeggiata da Troisio (o Torgisio) de Rota in Sancto Severino e dal fratello Angerio. Al seguito di Roberto il Guiscardo, che conquistò – tra molti altri condottieri – la città di Salerno. Chiosiamo affermando che da Troisio deriva il cognome Troisi, tipicamente della Valle Irno. Da Angerio trae denominazione il cognome Filangieri – così diffuso nel Napoletano: a significare i “figli” di Angerio. Infine, ed è tutto, ricordiamo che Rocco deriva dal germanico “Hrock”: “Corvo”, “uccello sacro”. Il cane che gli porta il pane, durante l’epidemia di peste del XIV secolo – e che ne completa l’iconografia – lo ruba dal banchetto del proprio padrone: Gottardo Pallastrelli. La bestiola, meticcia, si chiamava invece Oreste o Reste. Il Nostro era un pellegrino, precisamente jacopeo (verso S. Giacomo); lo testimonia la presenza del simbolo della conchiglia sul suo vestiario e sugli indumenti. Come pure il bordone, ossia il bastone a cui sia i romei (che si recavano a Roma) che i palmieri (pellegrini verso Gerusalemme) e gli jacopei si appoggiavano quando si stancavano. Da qui, è tutto – folks.

AnnaMariaNoia

Riceviamo e pubblichiamo volentieri un articolo della 
Dott.ssa  Anna Maria Noia.