
Trent’anni fa, il 1° maggio 1996, la collina di Sant’Angelo tornava a risplendere. Dopo decenni di abbandono, gesti sacrileghi e l’inclemenza del tempo, la piccola chiesa di Santa Maria della Croce rinasceva grazie alla tenacia e alla devozione dei Santangelesi. Per anni, quella chiesetta era rimasta un rudere, ferita dal tempo e dall’incuria. Eppure, la memoria della Madonna della Croce non si era mai spenta: i fedeli continuavano a salire sulla collina, portando un fiore, accendendo un lumino, recitando una preghiera. Era un legame che resisteva al silenzio, un filo di fede che non si era mai spezzato.
Negli anni Ottanta, dopo il terremoto del 1980 e la ristrutturazione delle chiese di San Michele e del Rosario, nacque l’idea di far risorgere Santa Croce. Nel 1988 si formò il primo comitato, con il geom. Alfonso Vietri, il rag. Aniello Pergamo e l’arch. Arcangela Risi per la parte tecnica, e don Antonio Romano, Benedetto Grimaldi e Giovanni Saggese per la raccolta delle offerte. Le autorizzazioni arrivarono tra il 1987 e il 1993, e nel 1994 la Ditta Aniello Grimaldi diede inizio ai lavori. Fu un’impresa difficile: trasporti in collina, mancanza di acqua e corrente, ma anche entusiasmo crescente. Ogni giorno, dal paese, qualcuno alzava lo sguardo verso Santa Croce e sentiva che quella speranza stava diventando realtà. Nel Lunedì in Albis del 1996 fu inaugurata la nuova campana, offerta dai fratelli Perozziello, e il 1° maggio — nonostante la pioggia battente — si celebrò la rinascita. La chiesetta tornò al suo colore originario, il rosso del ’700, incastonata tra il verde della collina e l’azzurro del cielo. Gli archi d’onore furono restaurati e decorati con pannelli in terracotta raffiguranti i Sette Dolori di Maria, e centinaia di piante furono messe a dimora. Nel pomeriggio, con il ritorno del sole, una folla traboccante salì alla collina per la Messa solenne e la processione, in un tripudio di canti, colori e commozione. Fu una giornata indimenticabile, segno di una comunità che aveva saputo trasformare la nostalgia in speranza.

