
Il 5 aprile ricorre la festa liturgica (nascita al Cielo o dies natalis) di S. Vincenzo Ferreri o Ferrer. Denominato “angelo dell’Apocalisse”, per il tono “infuocato” e tonante delle sue predicazioni, viene raffigurato iconologicamente con le ali, la fiamma in testa, la tromba del giudizio e vestito da domenicano. Ovvero con saio bianco e mantello scuro. Nato nel 1350, in quel di Valencia (Spagna) – da Guglielmo Ferrer e Costanza Miguel - morì a Vannes (in Francia), in data 5 aprile 1419. All’età di 69 anni. Si distingue da S. Vincenzo martire – proveniente da Saragozza – che ricorre il 22 gennaio; patrono dei vignaioli e della frazione sanseverinese omonima. Nonché della località francese Saint Vincent.
San Vincenzo Ferreri si trovò a vivere (nel 2019 è stato celebrato il 600simo anniversario dalla dipartita) in un contesto religioso ed ecclesiastico molto complesso e turbolento. Un periodo confuso e oscuro, “segnato” (tra l’altro) dal Grande Scisma d’Occidente: più di un papa era al soglio di Pietro, due tra Roma e Avignone. Ebbe a scontrarsi con la mistica – anch’ella domenicana (caratterizzata da stigmate invisibili; una delle poche donne a “fregiarsi” del titolo di “dottore della Chiesa”, tra l’altro persino analfabeta - inizialmente) – Caterina da Siena. Taumaturgo – cioè facitore di miracoli – vede la sua devozione soprattutto tra i fedeli del Sud. La gente lo invoca, particolarmente, in occasione di calamità quali terremoti o alluvioni. Oppure per convertire i peccatori e nel voler perseverare in opere di bene. Il santo è protettore di Mercato San Severino, assieme alla Madonna del Rosario e S. Rocco. Alcuni aspetti del culto di S. Vincenzo o di S. Rocco si sono diffusi in varie località limitrofe – appartenenti all’antico Stato (1812) di Sanseverino [sic!]. Tornando a Mercato San Severino, la statua del domenicano è conservata nella chiesa di S. Giovanni in Parco (o in Palco, derivando l’etimo o dal superbo e lussureggiante scenario delle colline sanseverinesi oppure dal parco di caccia dei principi Sanseverino). Da qui è portato in processione ogni mese di agosto; a corollario, tante manifestazioni religiose o laiche. Tuttavia, qualche piccolo o grande “omaggio” al santo è “allestito” o preparato anche in occasione del 5 aprile. Ad esempio, alcuni collaboratori di S. Giovanni – guidati dalla professoressa di canto e pianoforte Elena Pironti, molto attiva in parrocchia – hanno preparato mostre fotografiche e/o con immagini on line su diversi aspetti della vita o della predicazione di Vincenzo Ferrer. Anche in passato, la cappellina dov’è allocato il simulacro, è divenuta e diventa, sempre, in questi giorni di aprile meta di curiosi e appassionati. Non solo fedeli, non soltanto appartenenti alla realtà di S. Giovanni. Proprio perché Pironti e i suoi cooperatori affrontano – nell’esposizione di documenti - ogni volta un argomento differente, sempre focalizzandosi sull’operato del patrono e taumaturgo. Quest’anno, sebbene il 5 aprile sia coinciso con il giorno di Pasqua (quindi la Messa di Vincenzo Ferreri si terrà alle 19 di lunedì 13 aprile) la cappella succitata ha ospitato ed ospita ancora una breve storia – corredata di illustrazioni e foto – della casa di Vannes (Bretagna) dove morì il Nostro. In seguito, la struttura fu trasformata in cappella oratoria – visitata da moltissimi pellegrini, nel corso dei secoli e fino ad oggi. È divenuta monumento storico, dal 1906. Oggi è in fase di restauro, per circa 600mila euro. Il visitatore che si rechi a S. Giovanni può saziare la “fame” di antichità e di cultura osservando il lavoro effettuato dai responsabili e volontari – sotto la direzione di Pironti. Per non parlare di agosto, quando Ferreri è onorato ancora più intensamente.

Riceviamo e pubblichiamo volentieri un articolo della
Dott.ssa Anna Maria Noia.

