
Il 25 marzo ricorre la Madonna dell’Annunciazione, ovvero la SS. Annunziata: si commemora l’annuncio (il lieto annunzio!) dell’angelo Gabriele alla Vergine. Che – a partire da quel momento, dal concepimento dovuto allo Spirito Santo – col suo Sì al Signore ha redento l’umana società di ogni tempo. Pur non comprendendo le tante cose che la nascita di Cristo avrebbero implicato, Maria ha fatto atto di umiltà; ha fatto un passo indietro per i suoi progetti di vita, si è fatta “adombrare” dallo Spirito Santo stesso. Così è divenuta la corredentrice del Cristo, sebbene in questi ultimi tempi si stia discutendo – a livello teologico e/o ecclesiastico – se così poterla considerare, a tutti gli effetti.
Certo, sotto la croce – quando tutti i discepoli (a parte Giovanni e i più fedeli) se ne sono scappati via – per paura della folla inferocita o per timore della persecuzione e del martirio – era presente solo la Vergine. Assieme alle altre donne seguaci di Gesù. Il 25 marzo, pertanto, nove mesi prima del Natale, si fa memoria dell’annunciazione di uno dei quattro principali arcangeli (Gabriele è il messaggero, Michele – chi come Dio? – è il guerriero; Raffaele è la guida, mentre il poco ricordato Uriele è l’angelo della morte) alla Madonna e della fecondazione del virginale grembo mariano. A Mercato San Severino, in località Costa – una delle ventidue frazioni in cui è “divisa” la cittadina (considerando anche i casali e i quartieri di lignaggio, quali Li Carraturi, la Torre Marcella e altri) – esiste l’antica chiesa dedicata all’Annunziata. Come per la Nunziatella di Napoli (la celebre accademia militare), come – anche – per la chiesa precedente al convento di S. Antonio, al capoluogo, il termine Annunziata (soprannomi: Nunzia, Nunziatina, Tina o Nunù) sta ad indicare la purezza dell’anima di Maria. Resa incinta di Gesù per opera e virtù del Paraclito o Consolatore. Proprio nelle chiese dedicate alla Madonna del 25 marzo, esistevano (o esistono tuttora, sebbene non utilizzate) le ruote. Dove finivano, un tempo, i bimbi nati e non desiderati – magari frutto di relazioni clandestine o di stupri da dimenticare – detti pertanto “figli della Ruota”. Dal napoletano: figli di ‘ndrocchia, appunto della Ruota degli Esposti. Oppure figli della crocchia (di capelli) che le donne sfoggiavano un tempo. Avere i capelli corti non è stato consentito in numerose epoche. Gli esposti – cioè i piccoli che, tramite il meccanismo della Ruota stessa, accedevano alle foresterie delle chiese dell’Annunziata – sono ricordati nei cognomi Esposito, Proietti (a Roma, pro jaceo, gettare via), ma anche De Santis, De Angelis, Paternoster, Gesummaria, Ignoto e – forse – Soglia. Che indicava l’antica consuetudine – nella Roma latina – di porre i neonati sulla soglia della porta d’ingresso. Se il padre prendeva il piccolo e lo alzava in alto, allora era “accettato” nella società. Altrimenti, era destinato a morte certa, magari dalla celebre rupe Tarpea: nel mondo classico – sebbene in questo stiano divergendo gli studiosi più “recenti” o moderni – l’infante doveva essere forte e capace di resistere alle guerre e alle criticità della vita. Per questo, i ragazzini deformi, gracili, con qualche handicap erano “selezionati eugeneticamente”. Diciamo così. Ma – come detto – gli storici di oggi contestano tale dato sociale dell’antica classicità – sia greca che romana. Andiamo oltre. In quel di Costa – pittoresca e popolosa località del Sanseverinese – è molto sentita la ricorrenza del 25 marzo. L’omonima parrocchia incentra le sue funzioni pastorali ed ecclesiali sia su Maria Annunziata che su S. Luigi Gonzaga, protettore e compatrono (con la Vergine) della frazione. Costa è la frazione in cui si lavorava la pietra. Esistevano – infatti – maestranze di pipernieri e scalpellini. Che trattavano sia il tufo giallo e quello grigio (di origine vulcanica) che la “pietra serena”. Gli scorci di tale località sono ameni e ricchi di suggestione, affascinante anche il presepe vivente - snodantesi per le corti di Costa alcuni anni fa. Ebbene, nella chiesa dell’Annunziata “moderna”, ossia ricostruita – in quanto quella precedente era diruta, ma sono arrivati dei fondi ad hoc per recuperare l’edificio antico (risalente al 1600) – mercoledì 25 marzo prossimo ci sarà la Messa solenne delle 19. Per onorare Maria. Il 23 marzo è “partito” il triduo, in preparazione all’evento. A conclusione della celebrazione – a cura del parroco don Giovanni Mascia – i fedeli si ritroveranno presso l’oratorio “San Luigi Gonzaga”, per un momento di convivialità e di agape fraterna. Tra le altre iniziative, infine, venerdì 27 marzo alle 19 si terrà la “Via della croce”: una via crucis animata dai giovani: i bambini e i ragazzi del catechismo. Il culto per la Madonna dell’Annunziata ha origini medievali. La Cappella di Costa nel distretto della Chiesa del SS. Salvatore di San Giorgio già era esistente prima del 1590, poiché viene citata in documenti precedenti; dopo il terremoto degli anni 80 è stata abbandonata, adesso è diroccata. I documenti vanno dal 1511 a fine ‘800, poi ve ne sono di più recenti fino a noi. Meticolose ricerche d’archivio ne parlano diffusamente. Ne trattava anche il recentemente scomparso studioso locale Pinuccio Rescigno, proprio dalle “colonne” di questo giornale. Nel 1840, la chiesa (quella antica, ovviamente, non la nuova a pianta circolare e modernizzata – seppur piacevole e confortevole anch’essa) fu elevata da mons. Paglia a “chiesa ausiliaria” della parrocchia del SS. Salvatore – in Castel San Giorgio. Occorre sapere che l’antico stato di Sanseverino [sic!] – dal 1812, dopo le leggi eversive (dalla feudalità) di Murat e dei Napoleonidi – arrivava sin a Fisciano-Lancusi-Penta e a Castel San Giorgio, con anche Siano. Tant’è vero che si rivive il retaggio dei festeggiamenti in onore di San Rocco (Hrok o uccello sacro, forse corvo). Nel 1853, ecco la soppressione della parrocchia del Salvatore e l’erezione della Santissima Annunziata. Nel 1881, la parrocchia dell’Annunziata viene staccata dalla forania di Castel San Giorgio – cui apparteneva – e aggregata alla forania di Mercato San Severino. Ecco il sisma dell’80. Ecco altre questioni. La nuova sede – edificata, ex novo, non lontano da dove sorgeva la vecchia – è stata consacrata solo nel 1990. Solo da pochissimo (fine gennaio 2026), l’arrivo di fondi Mic (dal Ministero della Cultura) – per un totale di ben un milione e 400mila euro – consentiranno (speriamo al meglio) il recupero della struttura di culto. Dopo 46 anni dal terremoto che la ha resa diroccata. La chiesa, le cui origini risalgono al 1354, è stata consacrata nel 1901 - ed è nota come cappella dell’Annunziata dal 1511. Il piano dei lavori prevede opere di conservazione, consolidamento statico, rifacimento del tetto - con ricostruzione delle capriate e, anche, pulizia delle superfici lapidee. Maria annunziata ha reso degni di indossare questo dolcissimo ed evocativo nome i diversi Nunziante, Nunzio, Nunzia, Annunziata e diminutivi (Nunziatina, Tina…). Tra maschi e femmine. Da Costa all’intera San Severino, si tratta di un culto; di una venerazione che mai terminerà. Sempre contando sul fatto che le giovani generazioni vogliano interessarsene. Invitiamo – dunque – tutti i ragazzi a visitare sia la struttura moderna che l’edificio ancestrale, non appena restaurato. Ricordiamo – tra altri siti, sempre dedicati a Maria e sempre a San Severino – la chiesa di S. Maria de o a Rota, denominata anche S. Marco a Rota. Nella vicina frazione di Curteri. Bene architettonico ancora più ancestrale e peculiare, sempre affascinante, che riporta le vestigia dei nostri patres. Anche la parrocchia sanseverinese di S. Antonio era, un tempo, dedicata all’Annunziata. Poi, con un’apposita bolla, del papa Innocenzo VI, assunse il nome di S. Antonio. Come è conosciuta attualmente.

Riceviamo e pubblichiamo volentieri un articolo della
Dott.ssa Anna Maria Noia.

