Domenica 27 settembre, dopo la consueta funzione eucaristica, commossi festeggiamenti – seppur venati di malinconia – presso la chiesa di S. Giovanni in Parco (Mercato San Severino). Tutti i fedeli e i collaboratori parrocchiali si sono stretti – a mo’ di abbraccio “corale” – attorno alla figura del parroco don Peppino Iannone. Icona e punto di riferimento a San Severino; un’istituzione, per moltissimi! Per un addio, o meglio: un arrivederci, venato di riconoscenza e costituito dal saluto reciproco tra il “pastore” della comunità, orbitante attorno a S. Giovanni, e il sacerdote “amico di tutti”. Che lascia la… “conduzione” della chiesa succitata – per sopraggiunti limiti di età.
Ad avvicendarglisi, don Aniello Del Regno, referente “uscente” della collettività di Lancusi (Fisciano – chiesa di S. Martino e Quirico”). Il nuovo “pastore” si insedierà il prossimo primo ottobre – di giovedì – a partire dalle 18.30. Il programma prevede l’accoglienza nella chiesetta di S. Maria delle Grazie – detta “parrocchiella”, per le sue dimensioni – la processione verso la vicina struttura di S. Giovanni in Parco e la Messa delle 19. Celebrata dall’arcivescovo della diocesi di Salerno-Campagna-Acerno: mons. Andrea Bellandi. Tornando a don Peppino, occorre dire che la popolazione lo ha apprezzato tanto – in questi trentotto anni al timone della realtà sanseverinese. Prima egli ha servito la collettività della frazione Spiano. Quella di domenica 27 settembre, ricorrenza di S. Vincenzo de’ Paoli, è stata una celebrazione intensa e ricca di emozioni: tutti i responsabili della chiesa – catechisti, consiglieri parrocchiali, diaconi, sacrestani, gruppi di responsabili, il coro “Armonia 2000” (guidato dal maestro Aniello Napoli), i “ragazzi” dell’Azione Cattolica di un tempo e di adesso – si sono impegnati a rendere festoso e allegro tale momento. Senza dimenticare di versare almeno qualche lacrima, dovuta alle emozioni di dover salutare don Iannone. All’ingresso – o meglio: all’uscita – dell’edificio religioso, nell’atrio, a fine Messa si è tenuto un buffet dedicato a questo sacerdote. Con tanto di aperitivo, pizzette, rustici e quant’altro. Dentro e fuori la chiesa, campeggiavano appositi cartelloni – recanti la parola “Grazie!” – rivolti a don Giuseppe Iannone, che tanto si è prodigato e dato da fare, per rendere vivida la vita pastorale a San Severino e dintorni. Insieme al prete – originario della frazione Spiano – i fedeli e i parrocchiani hanno condiviso momenti lieti ma anche occasioni buie; eventi felici – di condivisione e/o di fraterna agape – e accadimenti difficili o negativi. Don Peppino ha saputo stare “in mezzo” agli altri, confortando, consigliando, ammonendo. Proprio così: da buon “padre” per le sue “pecorelle” – il gregge che Dio gli ha affidato – non ha lesinato opinioni schiette. Un esempio? Il suo sollecitare, continuamente, i genitori e gli adulti in generale – affinché portino i figli in chiesa e li facciano frequentare. Altrimenti, la preparazione al sacramento dell’Eucarestia o a quello della Conservazione sarebbe vana. Per questo motivo, è stato anche “esigente” nei confronti di catechisti e referenti della vita in parrocchia. In ciò, e in numerose altre cose, ha fatto sua – in pieno – l’accorata esortazione di papa Francesco: il pastore deve possedere l’odore delle pecore – per essere degno di poterle salvare e recuperare. Ritornando, ora, all’occasione festosa del 27 settembre, occorre dire che già un primo “momento” di convivialità – con don Iannone – si era tenuto agli inizi di settembre. In quel caso, però, si è trattato di un incontro soltanto con i gruppi di Azione Cattolica (senior e junior) e/o con i coristi – attuali e precedenti. Tutti gli altri fedeli hanno celebrato il “pensionamento” (chiamiamolo così, ma non lo è affatto – in realtà!) proprio domenica 27. L’edificio di culto, alle 11, era gremito. Folla delle grandi occasioni, dunque, per don Iannone. Le letture erano incentrate sulla conversione dei malvagi, sull’obbedienza o meno al Padre, sul pentimento – in generale. Un passo delle Scritture che vede alcune categorie di peccatori essere “mondate” da Dio Onnipotente: “le prostitute e i pubblicani vi precederanno nel Regno dei Cieli” – afferma la Bibbia. Il presbitero festeggiato ha tenuto un’omelia abbastanza breve, piuttosto una nota. Parlando, il Nostro si è mostrato emozionato. Intanto, il coro “Armonia 2000” – cosiddetto in quanto costituitosi nel 2000 – con l’ausilio di altri cantori ha incorniciato tutti gli istanti della celebrazione. Sottolineando le parti della funzione liturgica. Canti appropriati e melodiosi, come – per esempio: l’inno del Giubileo previsto all’inizio, il canto “Vocazione”; ancora, “Madre, fiducia nostra” (composta dal liturgista mons. Marco Frisina, illustre musicista cattolico) e – al termine – “Resta qui con noi”. Con tanto di battimano e, infine, di applauso. Alla fine della Messa, il Nostro ha raggiunto – ricordiamo, commosso – il coro e si è fatto fotografare e riprendere assieme ai coristi stessi. Persone ordinarie, che compiono qualche sacrificio per prodigarsi ad animare le funzioni: madri e padri di famiglia, studenti, docenti, professionisti o artigiani. Ma tutti uguali, nel vero senso del termine. Il coro “Armonia” ha avuto alterni destini e momenti alti e bassi. Come tutte le opere umane. Ma ha saputo risollevarsi, grazie proprio a don Peppino e ai vari “referenti” (ricordiamo, tra tutti, la docente Silvana Zappullo) che si sono avvicendati in questi ventisei anni di vita. Più di un quarto di secolo. Don Peppino ha sempre elogiato – in pubblico – i “suoi” ragazzi, appunto i membri delle corali che animano le celebrazioni. Non solo “Armonia 2000” ma anche “Le figlie di Maria” (con la professoressa Elena Pironti) o altri sodalizi e corali. A cura di molti altri responsabili e/o collaboratori. Tra cui i sacrestani, ringraziati, doverosamente, durante la S. Messa e il diacono Antonio Luisi. Don Giuseppe Iannone ne ha ricordati solo alcuni, per evitare di poter dimenticare qualcuno. Ma sono e sono stati, per trentott’anni, davvero molti. Validi. Dopo l’omelia, la cerimonia domenicale è proseguita come di solito. Con la consueta pacatezza, la solerzia e la placidità del prete. Che – lo scorso anno appena – ha commemorato il cinquantesimo anniversario dalla sua ordinazione. Avvenuta, come ha ricordato lo stesso don Peppino in chiosa di Messa, per le mani di mons. Gaetano Pollio. A fine anni ’70 – inizio anni ’80. Dapprima, don Peppino officiò a Spiano. Poi – con il placet di don Salvatore Guadagno (sacerdote molto umile e carismatico, autentico servo di Dio anche lui – come don Iannone) – giunse alla chiesa di S. Giovanni. Restandovi finora. E dove rimarrà a disposizione, affiancando gli altri sacerdoti. Molto intenso il momento della processione offertoriale (od Offertorio): tra le musiche e i canti provenienti dal coro e dall’organo, suonato dal maestro Napoli, alcuni fedeli della parrocchia hanno fatto portare ai bambini pane, vino, la pisside, la lanterna colorata, la sacra Bibbia, il calice (del 2010, donato dal parrocchiano Ermes Norino – ha fatto notare il Nostro) e altri oggetti. Che recavano segni simbolici, ma carichi e densi di spiritualità e di valore. Conclusa la Messa, il dottor Acconcia ha letto una significativa nota in onore di don Iannone. Che è e che sarà sacerdote “in eterno”. Nei ricordi del relatore, dal pulpito (o ambone: luogo elevato), è emerso un amarcord accorato e nostalgico, affettuoso. Verso il parroco uscente. Lui, sempre presente, “tra passato e modernità”. Un prete esemplare, quindi, che si è dimostrato un buon “seminatore” del Vangelo. Della Parola di Dio! E non è poco… Pochi minuti prima del buffet, che attendeva ogni fedele e che ha visto l’impegno di tanti parrocchiani, tra i più stretti cooperatori di don Iannone, Acconcia ha concluso la testimonianza. Il Nostro ha ringraziato la sua seconda famiglia – ovvero i propri fedeli – tracciando una stringata cronistoria degli anni trascorsi a San Severino. Con molteplici ed ulteriori impegni evangelici: come insegnante di Religione nelle secondarie di primo grado (ex scuole medie); quale professore all’istituto di Scienze Religiose tra Salerno e il seminario di Pontecagnano e in qualità di animatore. Solo pochissimi anni fa, la nomina a canonico della Cattedrale (primaziale) di Salerno. Secondo ciò che don Peppino disse all’epoca, tra i preti sanseverinesi solo un certo Masi e Vincenzo Alfano – oltre a lui – hanno ottenuto questo incarico molto onorevole. Insomma, don Iannone ha fatto certamente un buon lavoro: è stato padre, fratello, confessore, per alcuni anche consigliere spirituale. Ha fatto visita ai malati e ha dato parole di conforto a chiunque gli si avvicinasse. Egli ha detto che “le prove della vita, assieme a voi, in questo tempo, hanno forgiato il mio carattere”. E ha ricordato i più inseparabili collaboratori: il diacono Antonio Luisi, il sacrista e figlio spirituale Gerardo Iannone – cresciuto alla sua ombra, diciamo così (se ci è consentito). Un pensiero colmo di gratitudine anche al viceparroco don Antonio Marchioro, di origini padovane, che da alcuni anni lo ha affiancato. L’ultimo ricordo è andato alle personalità politiche e/o pubbliche succedutesi negli anni. Ma il tributo più grande – e opportuno – è stato ai genitori Armando e Barbara. Che gli hanno consentito, grazie ai loro sacrifici, di poter frequentare il seminario e divenire pastore. Ha ringraziato – in particolare – S. Giuseppe e S. Rocco, con S. Tommaso. Dopo, tutti al buffet. I responsabili dell’Ac parrocchiale – nuovamente attiva, dopo molti anni di “silenzio” – gli hanno regalato una stola con il logo dell’Azione Cattolica. Poi sorrisi, lacrime di gioia, assaggi di cibo e foto e video… “di rito”. Arrivederci, don Peppino!
![]() | Riceviamo e pubblichiamo volentieri un intervento della Dott.ssa Anna Maria Noia. |
| Nelle foto: Celebrazione del 27 Settembre 2026 - Foto a Cura della Studio Fotografico Crea Basile - Mercato San Severino. | |||


