Ultime news dall’ospedale “Gaetano Fucito” Print
Sunday, 14 March 2021 00:00

ospedale

Il presidio ospedaliero “Gaetano Fucito”, di Mercato S. Severino, nuovamente sotto i riflettori della cronaca. Un nosocomio certamente non privo di valide eccellenze, ma che in questi ultimi tempi assurge agli onori delle testate – sia “tradizionali” che on line e/o social – per molti aspetti quantomeno (dichiarano i giornalisti) “critici”. A partire dalle sigle sindacali locali (in particolare la Funzione Pubblica Cgil) e dalle Rsu – Rappresentanze sindacali unitarie, per poi “approdare” a quanto emerge dall’operato del comitato spontaneo “Pro Fucito”; un civico consenso, attivo dai primi anni del 2000, da poco “ripreso” (se così si può affermare) da altri privati cittadini.

Il loro “nuovo” portavoce è il Sanseverinese Luciano Caruso. Per quanto concerne i rappresentanti di categoria (ovvero i sindacalisti), è di questi giorni un comunicato stampa – a cura della Fp Cgil (segretario generale, Antonio Capezzuto) – nel quale le parti sociali richiedono e invocano “interventi immediati a tutela dei servizi e dei cittadini”. “La segreteria provinciale della Funzione Pubblica Cgil di Salerno – emerge dalla nota – unitamente alla propria Rsu aziendale è seriamente preoccupata per il futuro del presidio di S. Severino, afferente all’Aou [Azienda ospedaliera universitaria] Ruggi D’Aragona – Salerno”.“Ad oggi – scrive la Cgil, agli inizi di marzo 2021 – non sono state messe in atto determinazioni utili a far decollare specialità assistenziali, come ad esempio l’Odontoiatria; la Medicina Legale; l’Ortopedia. Quest’ultima è fondamentale per garantire la piena funzionalità [anche] del Pronto Soccorso. Allo stesso tempo – dichiarano sempre i sindacalisti – risulta ancora irrisolta la questione riguardante la sostituzione del personale medico in quiescenza, presso il reparto di Urologia. Ciò potrebbe mettere, nel breve periodo, in difficoltà un servizio di alta specializzazione e prestigio – di cui il presidio si pregia”.“Altro elemento caratterizzante – si legge, sempre nel comunicato – che prefigura una mancanza di attenzione [sic!] verso l’ospedale è la questione legata alla mancata assegnazione dell’ambulanza bariatrica”. Questo perché, dice ancora la nota sindacale: “Il Fucito ha la necessità di garantire assistenza e cura di pazienti bariatrici; assicurando un insieme di attività finalizzate alla prevenzione dei rischi connessi a tali prestazioni, usando tutte le attrezzature tecniche necessarie”. “La mancanza della presenza dell’ambulanza bariatrica – secondo la Cgil e le Rsu – mette in serio pericolo i bisogni assistenziali di quei pazienti che accedono a tale servizio, in modo esclusivo, provenendo da ogni parte della Regione”. “Le preoccupazioni di questa organizzazione sindacale – prosegue ancora la missiva – sono condivise dai lavoratori del presidio e dai tanti utenti che afferiscono quotidianamente ai servizi del Fucito. Il nosocomio serve una vasta utenza, essendo collocato in un’area strategica quale la Valle dell’Irno”. “Chiediamo con forza – esprime questo atto – un intervento autorevole delle istituzioni locali e regionali; affinché si apra una seria discussione sul futuro del nostro ospedale. Tenendo in considerazione quanto segnalato dalle organizzazioni sindacali che, per grado di prossimità, possono fornire un apporto fondamentale alla discussione”. “Vanno messe in campo – chiosa il documento – tutte le azioni necessarie per l’avvio di un cronoprogramma, che tenga conto dell’attuale emergenza socio-sanitaria. Ciò per garantire l’accesso a ulteriori servizi e prestazioni di qualità, come stabilito nei Lea o Livelli essenziali di assistenza; prima che sia troppo tardi”. Questo è quanto, per ciò che concerne uno degli ultimi atti posti in atto dalla Cgil e – in generale – dalle sigle sindacali orbitanti attorno al “Fucito”. In precedenza, sempre negli ultimissimi mesi, le associazioni di categoria hanno fatto sentire spesso la propria voce: il 18 febbraio, per esempio, sempre i sindacalisti (guidati, anche, dal segretario generale Capezzuto) hanno inoltrato un’ulteriore missiva, per richiedere a “chi di dovere” (ovvero: al direttore generale; al direttore amministrativo; al direttore sanitario; al direttore delle Risorse Umane; ai vari altri responsabili sia del presidio che del “Ruggi”) “una discussione condivisa sul futuro del presidio ospedaliero”. In oggetto – nel documento di febbraio – “la valorizzazione delle attività esistenti presso l’ospedale e l’avvio di nuove attività utili a garantire una maggiore fruizione dei livelli di assistenza in un territorio, quale la Valle Irno, vasto e complesso”. Insomma, le parti sociali richiedevano (già da tempo) e richiedono - a maggior ragione più urgentemente – un tavolo di trattative, allo scopo di “condividere progettualità, idee, azioni necessarie anche (ma non solo) per affrontare al meglio l’emergenza socio-sanitaria esistente”. Sotto la lente dei sindacati e dei dipendenti in servizio al nosocomio: “l’integrazione dell’attività ospedaliera e di quella territoriale”. In modo da tener conto del diritto ad una sanità “pubblica ed universale”, partendo da quanto “già garantito” al presidio “Fucito”. A fine gennaio la Fp Cgil stigmatizzava, sempre tramite una nota diffusa a mezzo Pec (Posta elettronica certificata), la “carenza di unità di personale medico” presso il prestigioso padiglione di Urologia – una delle (tantissime) eccellenze dell’ospedale di S. Severino. Infatti, secondo i sindacati, ben due medici (dirigenti medici) lasceranno – a far data dal 31 maggio, uno; dal primo luglio, l’altro – la suddetta unità operativa di Urologia. Entrambi per quiescenza, la prima unità per anticipo pensionistico. Il primo dirigente medico è assente già da febbraio, per godere le ferie residue; il secondo utilizza le ferie pregresse da marzo. Nell’accorata nota, è evidente la preoccupazione – da parte degli scriventi, ma non soltanto – per evitare “un ulteriore impoverimento dei servizi offerti dal “Fucito” di S. Severino”. Questo, prosegue la lettera, dopo la chiusura di reparti davvero validi; di eccellenza – sempre a Mercato S. Severino. Che, per la cronaca, sono e/o erano: Ortopedia, Ginecologia, Pediatria. Sono eccellenze citate nella nota sindacale. Sempre nel mese di gennaio, ancora una volta, le rappresentanze dei lavoratori hanno portato alla ribalta la “atavica” questione del Pronto Soccorso del “Gaetano Fucito”. Un altro fiore all’occhiello per la sanità locale; salernitana e campana. L’intervento, definito urgente, verteva (23 gennaio ultimo scorso) sulla gestione del Pronto Soccorso. In verità, nel tempo si sono susseguite – da parte dei sindacati – varie altre note. Ad esempio, una comunicazione attuata dalla Fp Cgil in data 27 agosto 2020. Secondo quanto riportato nel documento, “sono maturi i tempi per consentire alla struttura di traguardare ad una gestione ordinaria [del P.S.]; con l’individuazione di un responsabile medico ed infermieristico esclusivamente dedicato a tale attività [cioè alla gestione del Pronto Soccorso]”. Questo: “stante la strategicità del P.S., che necessita di una presenza costante e specifica”. La nota (preceduta da altre) era stata emessa a causa della “vacatio” della dirigenza del P.S. – in seguito alla quiescenza del precedente primario: Raffaele Maio (quasi un anno di “vuoto”). Dopo qualche settimana, rispetto alla nota, ecco che diviene “referente” (attenzione alle parole!) del Pronto Soccorso, ex articolo 18 del Contratto collettivo dei lavoratori (per la dirigenza medica), l’internista ed epatologo sanseverinese Antonio Basile. Un valido professionista, molto preparato. Nel passato, però, vi sono state alcune querelle (da parte di medici e/o amministratori locali – tutto rigorosamente riportato dagli organi di informazione) in merito all’opportunità o meno di investire la persona di Basile – stimato e operoso, sempre aggiornato, prestigioso e anche molto umano – a responsabile per tali mansioni. Recentemente, affermano le cronache sanseverinesi e/o salernitane o provinciali, è in corso “un’indagine” – se così ci è concesso di esprimere – in merito ai reali e/o presunti “favoritismi” (è stato detto; o comunque “irregolarità” – non sono parole nostre, ma di vari soggetti interessati dalla nomina) riguardo al bando di concorso indetto proprio per non far mancare una figura “gestionale” al P.S. Secondo autorevoli fonti da noi contattate, a capo del Pronto Soccorso non sarebbe dovuto esservi Basile (tra coloro che hanno aderito alla procedura) - bensì un altro autorevole e serio, indefesso professionista, che avrebbe lavorato per molti anni al Pronto Soccorso stesso. Si tratta del dottor Pasquale Santoro, che – dice lo stesso interessato – avrebbe “meritato” maggiormente (rispetto al collega) la nomina a primario del Pronto Soccorso. Santoro, da tempo in servizio al P.S., ha affermato di possedere titoli più “specifici” per poter ricoprire questo delicato ruolo. Egli stigmatizza, tra le altre cose, il termine “referente” – attribuito, a quanto pare, al neo responsabile Antonio Basile; Santoro – da noi raggiunto telefonicamente nei giorni scorsi – ha asserito che proprio il vocabolo “referente” non indica il “dirigente” (vero e proprio). Come “termine”, come “parola”.“I dirigenti – dice Santoro – si dividono in due sole fasce, il primo e il secondo livello”. “Il candidato – esprime Pasquale Santoro – che cosa e a chi deve riferire?”. Dalla conversazione con il medico emerge che il dottor Santoro – dopo aver richiesto l’accesso agli atti del bando di concorso (coi propri tempi tecnici, i tempi della giustizia), per vedere rispettati (eventualmente) i suoi diritti – valuta di adire le vie legali. Sia dal punto di vista amministrativo che dal versante penale – dichiara. Polemiche a parte, è evidente in questo periodo l’interesse della cittadinanza verso il miglioramento della prestazione ed erogazione di servizi (molti dei quali realmente essenziali e vitali), a cura dell’ospedale sanseverinese: il civico consesso “Comitato pro Fucito”, nella persona di Luciano Caruso (nonché di tanti altri, anche di chi lo ha preceduto nel corso degli anni), insiste per intavolare un dialogo con i vertici aziendali e/o amministrativi. In realtà, pare che – sono notizie attuali – vi siano delle rassicurazioni da parte degli amministrativi del “Ruggi” – alle richieste formulate (anche) dal comitato spontaneo. Secondo quanto afferma Caruso, sarebbero in arrivo due unità mediche ad Urologia – in sostituzione dei pensionandi. Il comitato, che comprende anche il professionista e docente Emilio Esposito (direttore dell’Osservatorio sul Disagio Sociale, istituito a S. Severino), si attiva anche per altre fattispecie e/o criticità, negatività. Intanto, sempre a proposito del “Fucito”, proseguono le battaglie (civiche, civili) del cardiologo Carmine Landi – operante a Mercato S. Severino, che agisce come medico ma anche in qualità di consigliere comunale – e del consigliere all’opposizione Annalucia Grimaldi. Ultimo casus belli, inerente all’ospedale di S. Severino, il fatto che (secondo, appunto, Landi e Grimaldi) all’interno del presidio non sia stato allestito un hub (un centro) vaccinale rivolto alla cittadinanza. Per una maggiore comodità delle categorie di utenti sanseverinesi che si sono prenotate, anche da molto tempo – peraltro – e che saranno contattati per recarsi al “Ruggi” e/o presso altri punti di erogazione vaccini (a Baronissi o altrove). Invece, gli over 80 e le altre fasce di cittadini a rischio contagio sono – attualmente – costretti a farsi accompagnare verso altre strutture. Non a S. Severino - quindi. In una nota, diramata dai due consiglieri, è scritto: “Sembra singolare e incomprensibile l’esclusione del nosocomio “Fucito” dalla dinamica vaccinale”. “Il presidio – proseguono i consiglieri – è provvisto di spazi già disponibili, utilizzabili da subito per il Piano Vaccinale. Sono spazi idonei soprattutto per pazienti fragili, disabili o con particolarità di presumibili, possibili complicazioni”. La protesta di Landi e della Grimaldi si leva soprattutto in quanto si è parlato dell’ubicazione del Centro Vaccini di S. Severino in una palestra scolastica – precisamente in località S. Vincenzo. Per questo motivo, stanno alzando la propria voce anche molti genitori. Secondo le famiglie, l’allocare il Centro Vaccini nelle scuole primarie del II circolo “si opporrebbe alle attività didattiche parallele; sacrificando – dicono le madri, i genitori, i cittadini tutti – ambienti cruciali per le attività ludico-didattiche dedicate agli alunni”. Ciò sebbene, dal primo marzo scorso, la didattica (ad onore della cronaca; a dire il vero) dovrebbe proseguire (ma è un discorso che vale più per le scuole secondarie) a distanza da casa. Però il problema sussiste: “Escludere il presidio ospedaliero “Fucito” dall’opportunità di far vaccinare le persone piuttosto che in una palestra scolastica – prosegue, ulteriormente, la lettera (inviata al sindaco Antonio Somma; al dg del “Ruggi”; al direttore del Distretto Sanitario numero 67 – Rocco Basile) non garantirebbe i criteri di sicurezza previsti dal Piano Vaccinale”. Il proclama parla soprattutto dei soggetti maggiormente “a rischio”. “Si chiede pertanto – chiosa la nota congiunta – un’immediata e seria riflessione, sull’inclusione dell’ospedale sanseverinese come luogo d’elezione - preposto alla vaccinazione”.Con queste ultime parole, chi scrive tale servizio si congeda dal lettore o dai lettori. Invitando alla meditazione, sull’ospedale “Fucito” e in generale, per quanto concerne la sanità locale – vituperata ma ancora attiva e viva.

09062017 AnnaMariaNoia

Riceviamo e pubblichiamo volentieri un articolo della 
Dott.ssa  Anna Maria Noia.