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Cultura Mostra di Vincenzo Liguori, al Palazzo Vanvitelli
Mostra di Vincenzo Liguori, al Palazzo Vanvitelli PDF Print E-mail

pittore

Dal 9 al 14 dicembre 2019, presso le sale del Palazzo Vanvitelliano – municipio e cuore pulsante della cittadina di Mercato S. Severino – esporrà uno dei più illustri e geniali artisti sanseverinesi: Vincenzo Liguori, figlio d’arte – è il caso di dirlo – discendente dal compianto Salvatore. Un pittore molto eloquente tra S. Severino e dintorni, deceduto pochi anni fa. Nel solco della tradizione, nonché seguendo le orme del padre – sebbene Liguori senior sia stato più un figurativo, mentre Vincenzo è astrattista – il giovane creativo dipinge indefessamente numerose opere. In questa personale, dal titolo: “I colori dell’anima” – visitabile dalle 18 alle 20 – emergono tante novità interessanti che il Nostro propone all’attenzione del pubblico.

Si tratta di un autore completo e dalle pennellate decise e a tinte spesso forti. Come i colori dell’anima, per l’appunto. Per la retrospettiva, Vincenzo Liguori allestirà numerose sue tele – che vanno dagli ultimi e più recenti anni fino a dei manufatti più lontani – allo scopo di indirizzare i visitatori, si spera soprattutto giovani, verso le bellezze non tanto nascoste dell’arte. La bellezza come icona primigenia, dunque, nei quadri e nelle realizzazioni di Liguori figlio. Come anche succedeva per il padre. Il pittore (Vincenzo) è nato a Pagani, il 5 agosto 1968. Laureato in Lettere Moderne, presso l’ateneo di Fisciano-Salerno, segue l’esempio del padre Salvatore. Vincenzo esordisce a soli 16 anni. Alcuni critici dicono di lui che “è un artista assai prolifico, sensibile e con tanta esperienza nel settore”. Il suo curriculum (o cursus honorum che dir si voglia) è veramente lungo e articolato, denso di varie esperienze in tali campi. “Colpiscono, nelle sue opere, i colori luminosi e vivaci – pennellate veloci e decise e forme astratte che suggeriscono una realtà in movimento o in trasformazione – dichiara il critico Generoso Vella, a proposito del Liguori junior. “Realtà in trasformazione in cui l’uomo agisce, cerca il proprio ruolo”. Il linguaggio pittorico, ma anche poetico, di Liguori assume note criptiche e simboliche. Tutto sulle orme di Basquiat e degli espressionisti – come pure di Kandiskj. Tanto il talento del poliedrico ed eclettico Vincenzo Liguori. Le sue creazioni, aggiunge ancora Vella: “raccontano l’impeto e la sua forza, che oltrepassano le apparenze e introducono in altri luoghi; aprendo a ulteriori orizzonti per scoprire nuove verità”. Insomma, un artista globale e a 360 gradi – il Nostro. Tutto ciò che egli dipinge comunica energia e libertà, le sue composizioni – apprezzatissime da pubblico e critica, dagli intenditori e da altri appassionati o aficionados – nascono dalla combinazione di forme, colori e linee. Per superare i limiti “imposti” dalla realtà. Il mondo interiore dell’artista, che vive a Mercato S. Severino, è fatto di percezioni e pensieri, scaturenti dalle profondità dell’inconscio. Il pittore – esprime ancora Generoso Vella nella sua sinossi – “propone questioni esistenziali e spirituali, legate però all’attualità: la donna, l’amore, la memoria, la modernità. Ma anche la condizione umana, il rapporto con la natura – con evidenti richiami all’architettura e alla storia”. Fin qui Vella, ma il Nostro è stato omaggiato da diversi altri esperti di arte (contemporanea o non). Sue personali e/o collettive si snodano tra S. Severino, Pellezzano e moltissime altre zone. Anche nell’Avellinese. I quadri di Liguori sono presenti in tante case e in prestigiosi salotti di validi intenditori. Un’espressione visiva che tocca la coscienza, la sua. Tutto pare condurre verso una “ricerca di essenzialità e di equilibrio interiore” – per citare infine Vella. Ma cosa afferma, invece, il diretto interessato – cioè il nostro caro amico Vincenzo? “La mia ricerca pittorica – dichiara – si muove verso una sorta di contaminazione tra ciò che è geometrico, astratto, surreale e la figura umana; ma anche verso il reale”. “Non intendo volontariamente seguire una linea ripetitiva – esprime – in quanto penso che l’arte sia un continuo fluire (panta rei) che dà un ampio spazio alla libertà creativa. Io pongo lo spettatore nella condizione di essere libero, per interpretare ciò che dipingo. Quanto più è diretto il rapporto tra opera e utente, tanto più riesco a comunicare ciò che sento, che provo”. “La tela, il cartone, il semplice foglio di carta diventano luoghi eletti per catturare squarci folgoranti di forme, colori, linee che si fondono l’una nell’altra; si sovrappongono e si incastrano in un armonico tutto – dove il richiamo all’esperienza visiva, del passato individuale, o rimandi a figure archetipe oppure contemporanee sono sempre presenti e mai abbandonati. I colori si rincorrono e poi sfumano, a volte, liberi dalle forme; evocando suggestioni profonde mai prive d’equilibrio e di armonie cromatiche. A volte, invece, sono rinchiusi in forme geometriche – lasciando il posto a simboli, figure umane, volti. Inseriti in un fluire di linee; di curve spezzate – chiuse – che si rincorrono interagendo tra loro. Quasi a rappresentare lo scorrere delle cose umane – il panta rei di eraclitiana memoria”. Liguori è un artista sempre infaticabile, mai banale, sempre attivo e impegnato nella perenne ricerca di un anelito di spessore filosofico. È ben inserito nella temperie dei pittori e/o scultori più “in” del panorama locale, regionale, nazionale e mondiale. Modesto e schivo di carattere, prosegue una sua linea, una sua indagine del profondo e delle basi comuni agli esseri umani. In ogni sua produzione, sempre di alto livello ed effettuata con passione, mette tutto sé stesso e aspira a una visione totale e “ragionata” dell’umanità intera. Possiede uno spirito critico particolare, che lo rende sensibile alla sofferenza altrui – al pathos della natura umana – così volatile e volubile. Attento alle “cose vane”, alle nugae, ai fragmenta della vita riscopre – eternamente – quel “quid” e quel “fanciullino” di pascoliana memoria che tanto gridano all’interno dell’animo dei poeti e dei pittori. Astrazione e sublimazione vanno in lui di pari passo, eternamente e con furore. Ma anche con grazia e bontà. Vincenzo non ama, infatti, apparire; è genuino e curioso di tutto lo scibile umano. Particolarmente riguardo la cultura classica – suo “pane” quotidiano da tempo. Apprezziamo dunque la sua integrità – morale e materiale – e rispettiamo il proprio pensiero – molto eloquente e serio. Un invito alla sua retrospettiva è perciò un invito a guardarsi in uno specchio ideale, ma anche reale. La mostra, ripetiamo, durerà dal 9 al 14 dicembre – a partire dalle 18 fino alle 20. Il vernissage o vernice avverrà lunedì 9 dicembre (18.00). Si chiamava così in quanto i maestri delle botteghe terminavano le opere con l’apposizione della vernice (per conservare i manufatti), il primo giorno della mostra – dinanzi ai propri allievi. Questo è perciò l’etimo del vocabolo o termine vernissage, l’equivalente di vernice. Il municipio di Mercato S. Severino è sempre stato teatro o location di diverse mostre, retrospettive, personali, collettive. Tra le ultime, la serie di “Artisti al Vanvitelli” – terminata in questi giorni. Con esposizioni di vari pittori e/o scultori. Liguori ha un vivace e simpatico, ben congegnato sito web. Con alcuni dei suoi elaborati in… “bella vista”.

09062017 AnnaMariaNoia

Riceviamo e pubblichiamo volentieri un articolo della 
Dott.ssa  Anna Maria Noia.

 

 

 
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