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News sul territorio Cronaca Ricerca di Carmine Puca su una rivista giuridica online. Il giovane sanseverinese sulla Cirinnà
Ricerca di Carmine Puca su una rivista giuridica online. Il giovane sanseverinese sulla Cirinnà PDF Print E-mail
Wednesday, 27 September 2017 00:00

arcobaleno

Sull’importante rivista on line di informazione giuridica: “Diritto.it”, lo scorso 20 settembre è stata pubblicata una ricerca a cura del giovane neodottore in giurisprudenza Carmine Puca – valido autore ed esperto di dottrina legale, residente in Mercato S. Severino. Pur essendo giovane, il Nostro dimostra di possedere significativi requisiti e molta sicurezza nel campo della dottrina giuridica. “Stepchild adoption. L’adozione di minori da parte di coppie omosessuali”, questo il titolo della pubblicazione. Un saggio, un piccolo ma intenso abstract incentrato su un tema quanto mai scottante e controverso, di cogente attualità. Ricordiamo che la rivista telematica succitata – sul web già nel 1996 – è stata fondata da un insigne giurista, Francesco Brugaletta; il direttore responsabile è Manlio Maggioli e il responsabile editoriale risponde al nome di Diego Solenne.

Tutto parte dall’argomento che ha tenuto banco in questi ultimi mesi sulle colonne dei giornali e nelle aule dei tribunali: la legge cosiddetta Cirinnà, dal nome della senatrice che ha fortemente propugnato il testo legislativo. La legge è la numero 76 del 20 maggio 2016. Una normativa che riempiva un vuoto istituzionale, per una tematica dibattuta e di cui si sono sempre espresse opinioni. Tra profani e “addetti ai lavori”, del mestiere. Comunque, tutto si basa sulla regolamentazione delle unioni civili e delle convivenze di fatto sancita dalla norma. Tra l’altro Puca – laureatosi con un buon punteggio soltanto a marzo – è della materia, avendo la sua tesi di laurea contemplato appunto questi temi; sebbene per quanto concerna gli aspetti successori e di eredità. Attualmente Carmine Puca è praticante avvocato presso lo studio legale associato “Iannone” di Mercato S. Severino. Ha bruciato le tappe e svolge, contestualmente, un tirocinio formativo giudiziario al tribunale di Salerno. Egli ha discusso, nell’esporre la tesi, delle unioni civili e delle convivenze – esaltandone i profili successori. La legge Cirinnà garantisce il rispetto dei diritti umani a gay e a lesbiche – ma non soltanto. Tutto sta, però, a considerare bene i termini di legge. Occorre innanzitutto ricordare che l’unione civile – come scrive l’autore nella ricerca – è un istituto distinto dal matrimonio; tuttavia condivide col matrimonio alcuni tratti essenziali. Per questo, ai sensi (anche) dell’articolo 2 della Costituzione (sulle formazioni sociali), la coppia di fatto è vera e propria formazione civile. Così la legge garantisce alle coppie omosex il diritto di ottenere il riconoscimento “solenne e formale” dell’unione; oltre che a uno status analogo a quello coniugale. Purtuttavia – spiega il legale – distinto dal matrimonio. E ciò sia per quanto riguarda il momento costitutivo – il profilo dell’atto – sia per la relazione inter-parentale o profilo del rapporto. L’iter della Cirinnà è stato un po’ “turbolento” (se così si può dire), in quanto dapprima la legge è stata rifiutata dalla Corte di Strasburgo. I giudici hanno ritenuto che l’unione civile non fosse equiparata alla famiglia. Invece la corte europea – in materia – non ha limitato l’attenzione alla relazione basata sul matrimonio bensì ha deciso che il concetto di società può comprendere altri legami familiari: anche se le parti convivono al di fuori del matrimonio.
Quindi le nozioni di famiglia e di vita familiare si sono allargate anche alle coppie omo. Sempre però nel rispetto di quanto asserito nell’articolo 29, comma 1, della carta costituzionale: il matrimonio è solo eterosessuale. In particolare Puca, nel suo elaborato, descrive la stepchild adoption: si tratta di uno stralcio della Cirinnà. Infatti fu introdotto nel testo iniziale; la proposta di legge prevedeva (appunto in origine) la possibilità da parte di uno dei componenti la coppia di adottare il figlio del partner. Il fatto che la legge non disciplini l’adozione del figlio del partner rende necessario il demandare ai giudici il compito di garantire i diritti dei figli alla “certezza e stabilità del rapporto”, riguardo e verso coloro che esercitano effettivamente la funzione genitoriale. Preminente – sempre – l’interesse del minore. Da proteggere e valorizzare, far maturare, tutelare. Il giudice, dunque, deve tenere in considerazione ciò che si reputa giusto per il minore. Vi sono in merito vari casi “pratici”, giurisprudenziali. Ad esempio, una sentenza di Cassazione nel 2016. Il caso riguardava due donne sposatesi in Spagna (quindi all’estero), ricorse alla fecondazione assistita con seme di donatore. La Cassazione ha ammesso il riconoscimento e la trascrizione degli atti di nascita formati e prodotti all’estero che indicavano come genitori appunto tali donne, che hanno contribuito alla generazione e procreazione. Una con l’apporto del proprio ovocita e l’altra con la gravidanza (gestazione) e il parto. Un fatto, un accaduto controverso. Ma – a quanto pare – legittimo.
Ma vi sono altre fattispecie. È un oggetto di discussione, delicato, il ricorso a tali strumenti di legge. Vi sono pro e contro.
In conclusione, la stepchild – pur non essendo entrata formalmente nel nostro ordinamento, dalla porta principale (tramite proprio la normativa) vi è entrata “dalla finestra”, attraverso le sentenze tipiche o atipiche dei magistrati o dei giudici. Chiamati a esaminare situazione per situazione, a vigilare su eventuali “abusi” di legge.

09062017 AnnaMariaNoia

Riceviamo e pubblichiamo volentieri un articolo della 
Dott.ssa  Anna Maria Noia.

 

 

 
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