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Ricostruzione Palazzo dei Sanseverino

L’oppidum di Rota, antica denominazione del territorio attualmente identificato con il comune di Mercato S. Severino, è localizzato nelle immediate adiacenze del castello e si estende per gran parte della vallata fino ai confini del comune di Montoro Inferiore.

In epoca romana, essendo passaggio obbligato tra il lato settentrionale dell’agro nocerino – sarnese e i primi contrafforti dell’avellinese, diviene importante stazione di pedaggio. Rota, quindi, per la sua posizione, è dal tardo antico alla fine dell’alto medioevo il centro della vita economica di tutto il territorio tra Nocera e Serino – Forino. I termini ad Rotas e abitatori de Rota, rilevati in documenti notarili, stanno ad indicare con buona probabilità l’esistenza di un centro  abitato sopravvissuto  alle invasioni almeno fino al 1042. Natella ritiene di aver individuato il luogo ad rotas, dove la tribù Menenia esigeva il pedaggio (rotaticum, da cui Rota), in Oscato, denominato vetegalia, dove si è conservata una funzione daziaria fino ai tempi moderni. Poche le testimonianze di epoca romana presenti sul territorio: una torre a base quadrata nei pressi di S. Angelo in località Marcello, i resti dell’Acquedotto Claudio, costruito nel primo secolo a.C., che taglia il corso Diaz di Mercato S. Severino, le cui tracce sono state rinvenute lungo il tratto di strada ferrata  presso Curteri, alcuni toponimi (Acigliano, Spiano et al.).

Anche a qualche nome di luogo si limitano le tracce di stanziamenti bizantini. (Catavato, Lancusi et al.). L’antico oppidum di Rota viene occupato dai Longobardi intorno al 633, allorquando da Conza e da Benevento dilagarono nelle pianure nocerina e pestana. La distruzione e la scomparsa momentanea della Rota romana sarebbero scaturite dalla opposizione in armi che gli abitanti tentarono al passaggio dei Longobardi diretti alla volta di Salerno e di Nocera.

Anche se la distruzione di Rota non è documentata; va accettata l’ipotesi che la riorganizzazione dell’abitato e del territorio circostante è attuata dai conquistatori secondo modalità tali da rendere stabile la conquista. D’altronde numerosi toponimi germanici (Sala, Galdo, Faraldo, Curteri, Corticelle et al.) lasciano presupporre l’affermazione di un assetto economico e amministrativo di origine longobarda, cioè di un gastaldato affidato ad un funzionario (gastaldo) dipendente dal potere centrale.

Dunque, questi presunti barbari si stabiliscono  nella piana sanseverinese in villaggi che portano il loro segno. Infatti, Pandola, Piazza del Galdo, Galdo, Faraldo, Lombardi, Curteri, Corticelle, S. Martino, S. Angelo, sono toponimi e dedicazioni ecclesiali tipiche dei Longobardi.

Il gastaldato di Rota, definito nella nota divisione dell’848 – 849, ha la sua attestazione documentaria sin dal 798. I suoi confini amministrativi sono l’actum Forinese (verso Avellino), l’actu Nucerie (verso Napoli), Acquamela (verso Salerno) e le Serre di Montoro e di S. Michele (verso est).

Il centro - ecclesiastico civile della valle è la chiesa di S. Maria de Rota, presso Curteri, denominata successivamente S. Marco. Nel suo atrio già nell’803 si riunivano i notai per stendere atti. S. Maria è in seguito plebana maggiore e svolge funzione parrocchiale fino a quando sorge in Mercato un’altra chiesa per il distretto.

Agli inizi del X secolo, quando Rota è divenuto ormai un semplice locum, il centro giuridico - amministrativo si sposta nel castello del Parco. E nello stesso periodo accadde un avvenimento di grande portata storica per la valle: la collocazione da parte del signore locale (il comes rotese o il gastaldo) delle reliquie di S. Severino tra le mura del castello.

Nei documenti dell’epoca S. Severino non compare in alcun documento  per tutto il X secolo. E’ solo con l’avvento del normanno Troisio che viene ripristinata, in luogo di Rota, la denominazione S. Severino. Lo stesso Troisio finisce per assumere il nome di Troisio de Sancto Severino in luogo del precedente Troisio de Rota.

Bibliografia: Testo liberamente tratto da: P. Natella, I Sanseverino di Marsico, una terra un regno, Mercato S. Severino, 1980; P. Peduto, Dalla città di Rota al castello dei Sanseverino: un progetto di scavo territoriale, in “Rassegna storica salernitana”, Salerno, 1988, n. 9, pp. 155-168.

 
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